Asimmetrica,
umanitaria, preventiva, psicologica: nell’epoca della
globalizzazione, i nomi per descrivere la guerra si sono
moltiplicati, adattandosi alla crescente complessità delle
situazioni. Nella nuova guerra mondiale non ci sono eserciti
che si fronteggiano, ma più spesso attacchi terroristici,
attentati suicidi, utilizzo della guerriglia, manipolazione
dell’informazione, operazioni al di fuori dell’etica,
di ogni limite territoriale e talvolta anche del diritto
internazionale. L’analisi di Antonio e Gianni Cipriani
prende le mosse dalle nuove definizioni, per cercare di
spiegare le caratteristiche e le implicazioni politiche
e sociali dei conflitti militari in corso. I filoni di
indagine sono tre, approfonditi in altrettante parti:
le varie «forme» della guerra, ovvero le dottrine e le
strategie che hanno guidato le operazioni in Kosovo, Afghanistan,
Iraq; il terreno di coltura e di azione del terrorismo,
soprattutto quello che, dopo l’11 settembre 2001, ha rappresentato
lo scontro fra fondamentalismo islamico e Occidente; e
infine la realtà e il lavoro dei servizi di intelligence
che, grazie allo sviluppo delle tecnologie da un lato
e dei rapporti politici e diplomatici dall’altro, svolgono
ormai un ruolo fondamentale nell’affrontare i momenti
più critici. Un vero e proprio manuale, con precise e
minuziose ricostruzioni degli avvenimenti, basate su una
lettura critica di fonti di intelligence e giudiziarie
e sui documenti originali dei diversi gruppi terroristici.
Uno strumento inedito che permette di rileggere la contrapposizione
violenta del mondo occidentale e di quello arabo evitando
le semplificazioni e gli eccessi di un’informazione omologata,
talora utilizzata come arma di una nuova guerra psicologica.