È davvero doloroso
dover ammettere che in Italia l'avvelenata eredità della
“guerra fredda” sia riuscita a lasciare, sia
a noi che alle generazioni future, il fardello delle verità
e della giustizia negata. Nessun colpevole per le stragi;
nessun colpevole per i depistaggi; nessun colpevole quale
mandante delle bombe e del terrore; nessuna responsabilità
politica. Il Muro di Berlino è crollato da molti anni;
il “muro di gomma”, invece, è al suo posto.
Implacabile guardiano delle verità inconfessabili. Così,
ventisette anni dopo la tragedia, anche Ustica sembra
finire nel nulla. Non ci sono responsabili, i familiari
delle vittime non saranno risarciti e le menzogne di Stato,
beffa delle beffe, potrebbero addirittura essere spacciate
come la “verità” da qualche agit-prop della
provocazione.
Questa volta Davide non ha sconfitto Golia. L'ostinazione
dei familiari, di un pugno di magistrati e investigatori
coraggiosi e di un'opinione pubblica che a lungo si è
ostinata a non voler dimenticare, nulla ha potuto contro
i forzieri che custodiscono i segreti della Nato e del
(fu) Patto di Varsavia. Ottantuno innocenti non hanno
mai rappresentato una ragione sufficiente per smuovere
le sfingi del potere; ottantuno mosche da schiacciare
con cinica crudeltà in nome di chissà quale ragion di
Stato o ragione di Stati. Tutti uniti, democratici o autoritari
che fossero, nel nascondere a dovere quel che accadde
il 27 giugno del 1980, quando l'aereo dell'Itavia precipitò
a Ustica. Oggi, però, è il giorno dello sgomento e della
democrazia umiliata, perché non siamo riusciti a dare
una risposta a chi ha invocato la verità per anni. C'è
da unirsi, idealmente, nell'abbraccio a tutti coloro che
hanno sofferto per quel lutto. E riflettere con le parole
di un padre: “Caro Babbo Natale, mi chiamo Roberto
Superchi, il 27 giugno 1980 ho perso mia figlia Giuliana
di soli 11 anni mentre a bordo di quel maledetto Dc 9
stava venendo a trovarmi nel luogo dove lavoravo. (...)
Ora, chiedo a te, Babbo Natale, di regalarmi la verità
sui fatti del 27 giugno '80. Anche quest'anno mi rivolgo
a te che sei buono: fai diventare buoni anche quei potenti
che non vogliono dirmi perché mia figlia è morta... niente
più guerre”. Giuliana e la sua fanciullezza spezzata
a ricordarci che le vittime sono essere umani e non pedine
da muovere nello scacchiere del potere.