gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

Ora Fnsi spieghi se difende il lavoro



Come ben sanno gli storici, durante la prima guerra mondiale i nostri generali mandavano i soldati italiani, armati di baionette, all'assalto delle trincee austriache, pur sapendo che la quasi totalità di quella carne da macello sarebbe stata massacrata dal fuoco incrociato delle mitragliatrici nemiche. Ma l'importante era mostrare l'eroismo e, magari, farsi belli agli occhi degli Alti comandi. Non raramente capitava che interi battaglioni, consapevoli di andare incontro a morte certa, si ammutinassero. E finivano davanti al plotone di esecuzione. Morire per la patria sì; morire per l'ottusa scelta dei comandanti no. Oggi potrebbero gli storici definire quei soldati dei traditori? Ho molti dubbi. Anche se, nella memoria collettiva, la retorica patriottarda ha nascosto quegli orrori e i responsabili delle carneficine, talora, hanno pure avuto medaglie al valor militare. Questa premessa serve per spiegare i motivi per i quali, pur convinti delle ragioni dei giornalisti, nei giorni passati abbiamo garantito egualmente l'uscita del giornale. Mandare al massacro una testata dove la libertà di stampa è quotidianamente praticata sarebbe stato un prezzo troppo alto, anche volendoci nascondere dietro parole d'ordine roboanti, ma che sono la foglia di fico di una strategia non troppo dissimile da quella dei generali della prima guerra mondiale. Fare gli eroi con la vita degli altri non è ciò che ci si aspetta dai propri comandanti. E chissà se è proprio per questa interpretazione del ruolo che dai vertici della Fnsi sono venute in queste ore dichiarazioni al veleno contro
E Polis, definito? un inganno? ; un equivoco e una violazione delle regole del mercato?.
Curiosa sinergia di vedute da parte di un sindacato che dovrebbe difendere i posti di lavoro e settori della Fieg, che
(legittimamente) vorrebbero far sparire E Polis dopo aver perso consistenti quote di mercato. Ai vertici della Fnsi verrebbe da chiedere da quale parte stanno: se a tutela del lavoro di 133 giornalisti tutti regolarmente assunti e che lavorano in redazioni (12 tradizionali e 4 in telelavoro) dove non ci sono abusivi, né stagisti mascherati; oppure dalla parte di chi vorrebbe che i 133 tornassero tra i ranghi dei disoccupati. Mi piacerebbe saperlo davvero. Quanto al resto, per tornare al parallelismo con la Grande guerra, se ben ricordo qualcosa accadde anche negli alti comandi dopo la disfatta di Caporetto...
 

E Polis 29 dicembre 2006