Come ben sanno gli storici, durante la prima guerra
mondiale i nostri generali mandavano i soldati italiani,
armati di baionette, all'assalto delle trincee
austriache, pur sapendo che la quasi totalità di quella
carne da macello sarebbe stata massacrata dal fuoco
incrociato delle mitragliatrici nemiche. Ma l'importante
era mostrare l'eroismo e, magari, farsi belli agli occhi
degli Alti comandi. Non raramente capitava che interi
battaglioni, consapevoli di andare incontro a morte
certa, si ammutinassero. E finivano davanti al plotone
di esecuzione. Morire per la patria sì; morire per
l'ottusa scelta dei comandanti no. Oggi potrebbero gli
storici definire quei soldati dei traditori? Ho molti
dubbi. Anche se, nella memoria collettiva, la retorica
patriottarda ha nascosto quegli orrori e i responsabili
delle carneficine, talora, hanno pure avuto medaglie al
valor militare. Questa premessa serve per spiegare i
motivi per i quali, pur convinti delle ragioni dei
giornalisti, nei giorni passati abbiamo garantito
egualmente l'uscita del giornale. Mandare al massacro
una testata dove la libertà di stampa è quotidianamente
praticata sarebbe stato un prezzo troppo alto, anche
volendoci nascondere dietro parole d'ordine roboanti, ma
che sono la foglia di fico di una strategia non troppo
dissimile da quella dei generali della prima guerra
mondiale. Fare gli eroi con la vita degli altri non è
ciò che ci si aspetta dai propri comandanti. E chissà se
è proprio per questa interpretazione del ruolo che dai
vertici della Fnsi sono venute in queste ore
dichiarazioni al veleno contro
E Polis, definito? un inganno? ; un equivoco e una
violazione delle regole del mercato?.
Curiosa sinergia di vedute da parte di un sindacato che
dovrebbe difendere i posti di lavoro e settori della
Fieg, che
(legittimamente) vorrebbero far sparire E Polis dopo
aver perso consistenti quote di mercato. Ai vertici
della Fnsi verrebbe da chiedere da quale parte stanno:
se a tutela del lavoro di 133 giornalisti tutti
regolarmente assunti e che lavorano in redazioni (12
tradizionali e 4 in telelavoro) dove non ci sono
abusivi, né stagisti mascherati; oppure dalla parte di
chi vorrebbe che i 133 tornassero tra i ranghi dei
disoccupati. Mi piacerebbe saperlo davvero. Quanto al
resto, per tornare al parallelismo con la Grande guerra,
se ben ricordo qualcosa accadde anche negli alti comandi
dopo la disfatta di Caporetto...