Se la Costituzione ha ancora un senso - e personalmente
per me lo ha - allora per ogni detenuto che esce dal carcere
cambiato (in meglio) e pronto dare un contributo in positivo
alla collettività, bisogna sottolineare come ciò
sia una vittoria della civiltà. E questo perché
i nostri lungimiranti Costituenti sottolinearono come
la condanna non dovesse essere semplicemente uno strumento
di vendetta sociale, ma dovesse tendere al recupero del
reo. Di conseguenza tutte le polemiche che puntualmente
si scatenano quando un detenuto eccellente, una volta
pagato il conto con la giustizia, torna in libertà
– per quanto comprensibili sotto il profilo umano
– sembrano più improntate ad un sentimento
di rifiuto non troppo dissimile da quello delle opinioni
pubbliche dei paesi che sostengono la pena di morte. Tuttavia,
fatta questa doverosa premessa, c'è da aggiungere
che le emotività che si scatenano di fronte ad
un ex terrorista o ad un mafioso rimesso in libertà,
sono ampiamente giustificate dal fatto che in questo paese
le vittime non hanno mai avuto la dignità dei coloro
carnefici. In molti casi la loro memoria si è dispersa
nell'anonimato dei numeri e delle statistiche, il loro
sacrificio è stato dimenticato e nell'oblio si
è persa l'immagine di quei tanti volti che ora
sono sotto terra, mentre talvolta i loro assassini si
sono trasformati in scrittori, opinionisti e perfino frequentatori
di salotti televisivi. Come se il fatto di aver provocato
lutti nel passato legittimasse il diventare maestri di
pensiero del presente. Senza che nessuno contestasse loro
di essere stati la rappresentazione vivente della banalità
del male. In questo senso esiste il dovere morale di risarcire
la memoria dei dimenticati degli anni di piombo e delle
guerre di mafia, ossia delle vittime. Quelle vittime così
scomode quando i familiari chiedevano conto delle bugie
di Stato e dei depistaggi; quelle vittime così
facili da dimenticare quando erano semplici agenti, carabinieri,
servitori dello Stato i cui familiari non hanno mai potuto
avere voce per far sentire il loro dolore. Ora si sta
discutendo della giornata della memoria. Sia il giorno
della strage di piazza Fontana o il giorno dell'assassinio
di Aldo Moro poco importa. Importante è non dimenticare
e non seppellire per la seconda volta gli innocenti uccisi
dai nemici della democrazia .