gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

Mai dimenticare gli innocenti uccisi



Se la Costituzione ha ancora un senso - e personalmente per me lo ha - allora per ogni detenuto che esce dal carcere cambiato (in meglio) e pronto dare un contributo in positivo alla collettività, bisogna sottolineare come ciò sia una vittoria della civiltà. E questo perché i nostri lungimiranti Costituenti sottolinearono come la condanna non dovesse essere semplicemente uno strumento di vendetta sociale, ma dovesse tendere al recupero del reo. Di conseguenza tutte le polemiche che puntualmente si scatenano quando un detenuto eccellente, una volta pagato il conto con la giustizia, torna in libertà – per quanto comprensibili sotto il profilo umano – sembrano più improntate ad un sentimento di rifiuto non troppo dissimile da quello delle opinioni pubbliche dei paesi che sostengono la pena di morte. Tuttavia, fatta questa doverosa premessa, c'è da aggiungere che le emotività che si scatenano di fronte ad un ex terrorista o ad un mafioso rimesso in libertà, sono ampiamente giustificate dal fatto che in questo paese le vittime non hanno mai avuto la dignità dei coloro carnefici. In molti casi la loro memoria si è dispersa nell'anonimato dei numeri e delle statistiche, il loro sacrificio è stato dimenticato e nell'oblio si è persa l'immagine di quei tanti volti che ora sono sotto terra, mentre talvolta i loro assassini si sono trasformati in scrittori, opinionisti e perfino frequentatori di salotti televisivi. Come se il fatto di aver provocato lutti nel passato legittimasse il diventare maestri di pensiero del presente. Senza che nessuno contestasse loro di essere stati la rappresentazione vivente della banalità del male. In questo senso esiste il dovere morale di risarcire la memoria dei dimenticati degli anni di piombo e delle guerre di mafia, ossia delle vittime. Quelle vittime così scomode quando i familiari chiedevano conto delle bugie di Stato e dei depistaggi; quelle vittime così facili da dimenticare quando erano semplici agenti, carabinieri, servitori dello Stato i cui familiari non hanno mai potuto avere voce per far sentire il loro dolore. Ora si sta discutendo della giornata della memoria. Sia il giorno della strage di piazza Fontana o il giorno dell'assassinio di Aldo Moro poco importa. Importante è non dimenticare e non seppellire per la seconda volta gli innocenti uccisi dai nemici della democrazia .

E Polis 21 dicembre 2006