gli articoli di Gianni Cipriani






Quando le frottole diventano teoremi



All'ennesima puntata del caso Scaramella Mitrokhin verrebbe voglia di dire: la ricreazione è finita, tornate in aula e sedetevi sui banchi in silenzio. Perché in questo festival dell'assurdo si rischia davvero di finire nel polverone che i tanti magliari di questa vicenda stanno cercando di alimentare, nel disperato tentativo di accreditare come verità le più inverosimili bufale mai circolate a memoria di parlamentare - in una commissione d'inchiesta. E così qualcuno può prendere anche per un istante sul serio il senatore Guzzanti, quando chiede di riesumare la Mitrokhin. Guzzanti, ultimo giapponese nella difesa del suo consulente ad personam S c a ra m e l l a . Quello che perfino nel letto d'ospedale riesce a dire fesserie (ho cinque volte la dose di polonio...) e a farsi smentire (e poi dimettere) dai medici inglesi; quello che detiene il record di falsi allarmi; quello che dove passa arrivano valigette d'uranio, lanciarazzi e bombe nucleari, quasi fosse il pifferaio magico, con al seguito i trafficanti al posto dei topi; quello che - tramite la memoria a corrente alternata di Litvinenko - ha cercato perfino di sostenere che l'11 settembre, alla fin fine, è stata colpa di Pino Arlacchi e - quindi - degli ex comunisti. C'è un limite alla decenza? O tutte queste frottole da bar devono essere elevate al rango di discussioni accademiche degne dello sforzo culturale di storici e politologi? Perché, al di là degli intollerabili tentativi di diffamare Prodi, D'Alema e altri, c'è un punto che va assolutamente sottolineato sulla distorsione della Mitrokhin: il metodo di lavoro. Con un approccio simile un qualsiasi studente universitario sarebbe bocciato ad ogni appello. Perché molte di queste trame, alla fin fine, sono state costruite su castelli di cartapesta. Un foglietto di carta trasformato in Vangelo, a prescindere dai riscontri; una ipotesi che di per sé diventa fatto accertato; un documento che viene letto a rovescio. Uno storico vagamente serio trasalirebbe. Se questo era - come è più volte stato - il metodo, allora è inevitabile che anche uno come Scaramella sia stato elevato al rango di consulente credibile. Anzi più credibile di molti altri consulenti del centro destra, che a differenza del sedicente professore avevano la colpa di essere professori per davvero e di avere quel rigore, così poco opportuno per i fabbricatori di teoremi.

 

E Polis 8 dicembre 2006