All'ennesima puntata
del caso Scaramella Mitrokhin verrebbe voglia di dire:
la ricreazione è finita, tornate in aula e sedetevi sui
banchi in silenzio. Perché in questo festival
dell'assurdo si rischia davvero di finire nel polverone
che i tanti magliari di questa vicenda stanno cercando
di alimentare, nel disperato tentativo di accreditare
come verità le più inverosimili bufale mai circolate a
memoria di parlamentare - in una commissione
d'inchiesta. E così qualcuno può prendere anche per un
istante sul serio il senatore Guzzanti, quando chiede di
riesumare la Mitrokhin. Guzzanti, ultimo giapponese
nella difesa del suo consulente ad personam S c a ra m e
l l a . Quello che perfino nel letto d'ospedale riesce a
dire fesserie (ho cinque volte la dose di polonio...) e
a farsi smentire (e poi dimettere) dai medici inglesi;
quello che detiene il record di falsi allarmi; quello
che dove passa arrivano valigette d'uranio, lanciarazzi
e bombe nucleari, quasi fosse il pifferaio magico, con
al seguito i trafficanti al posto dei topi; quello che -
tramite la memoria a corrente alternata di Litvinenko -
ha cercato perfino di sostenere che l'11 settembre, alla
fin fine, è stata colpa di Pino Arlacchi e - quindi -
degli ex comunisti. C'è un limite alla decenza? O tutte
queste frottole da bar devono essere elevate al rango di
discussioni accademiche degne dello sforzo culturale di
storici e politologi? Perché, al di là degli
intollerabili tentativi di diffamare Prodi, D'Alema e
altri, c'è un punto che va assolutamente sottolineato
sulla distorsione della Mitrokhin: il metodo di lavoro.
Con un approccio simile un qualsiasi studente
universitario sarebbe bocciato ad ogni appello. Perché
molte di queste trame, alla fin fine, sono state
costruite su castelli di cartapesta. Un foglietto di
carta trasformato in Vangelo, a prescindere dai
riscontri; una ipotesi che di per sé diventa fatto
accertato; un documento che viene letto a rovescio. Uno
storico vagamente serio trasalirebbe. Se questo era -
come è più volte stato - il metodo, allora è inevitabile
che anche uno come Scaramella sia stato elevato al rango
di consulente credibile. Anzi più credibile di molti
altri consulenti del centro destra, che a differenza del
sedicente professore avevano la colpa di essere
professori per davvero e di avere quel rigore, così poco
opportuno per i fabbricatori di teoremi.