Nella vita di un giornalista ci sono articoli che non si
vede l'ora di scrivere; articoli che si preferirebbe non
scrivere e articoli che non vorremmo mai scrivere. Questo
editoriale di oggi avrei preferito non scriverlo, perché
è quello con il quale mi congedo da E Polis. Una
scelta non piacevole. Diciamo pure dolorosa, perché
un'esperienza come quella fatta in questo giornale non può
essere racchiusa solo nell'espressione “lavoro”,
ma in un insieme molto più ampio e più composito
di sensazioni e sentimenti propri di quelle stagioni di
profonda condivisione. Mesi nei quali un giornale locale
si è trasformato in un network di 15 testate, tutte
molto apprezzate. Più dai lettori che dall'establishment.
E tuttavia da settembre - ossia da quando ho preso la decisione
di andarmene dopo aver garantito la transizione post-crisi
- non ho mai avuto un ripensamento, nonostante (lo dico
senza retorica) in E Polis lascio una parte della mia anima.
Sulle ragioni molto si è detto; talvolta si è
cercato di speculare. Non ci voglio tornare per non annoiare
i lettori. Posso solo dire che non mi considero una persona
adatta a tutte le stagioni, né appartengo alla categoria
di coloro i quali, pur di mantenere una poltrona, sono capaci
di qualsiasi capriola e compromesso con la propria identità.
Con il cambio di proprietà ho considerato esaurita
la mia stagione e ne ho tratto le conseguenze. Tutto qui.
In maniera lineare e senza retropensieri. Alla nuova proprietà,
tuttavia, voglio dare atto di essere intervenuta in un momento
di grave difficoltà del giornale e di averlo fatto
ripartire. Garantendo in tal modo molti posti di lavoro,
che sarebbero irrimediabilmente andati perduti. Lo stesso
editore, in questi mesi, ci ha lasciato lavorare in piena
autonomia anche se - immagino - le nostre idee non sempre
collimavano con le sue. Lo ringrazio per questo e anche
per aver cercato, con garbo, di dissuadere me e mio fratello
Antonio dal nostro proposito di andarcene.
Vorrei dire, infine, che in E Polis ho incontrato persone
straordinarie. Dal più anziano dei giornalisti, al
più giovane dei collaboratori, passando per gli editorialisti
e tutte le lavoratrici e i lavoratori. Senza di loro questo
miracolo non sarebbe mai stato possibile. Li ringrazio uno
ad uno di cuore. A tutti loro e a tutti i lettori auguro
un sereno 2008 di pace. Buona fortuna.
E Polis 29 Dicembre 2007