gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

Gli auguri di Natale e qualche riflessione



Poche righe, per augurare a tutti un Buon Natale, di pace e di serenità. E un Buon Natale a tutti i morti sul lavoro, che quest’anno non potranno scartare i regali sotto l’albero, sempre se avessero avuto in tasca qualche euro per comprarne. Buon Natale anche alle loro vedove, agli orfani e a tutti quei lavoratori trattati come merce in nome del profitto e di un pensiero rispetto al quale prima c’è la produttività e poi c’è l’uomo. Auguri anche a tutti i precari, ai sottoccupati e ai bamboccioni, che saranno lieti di sapere che la loro condizione oggi si chiama “riformismo” e la loro impossibilità di progettare la vita, mentre aumentano le disuguaglianze e si allarga la forbice tra ricchi e poveri, è un contributo a quel dominio assoluto che il politologo conservatore americano Edward Luttwak definisce tranquillamente la “dittatura del capitalismo”. Un pensiero vada poi ai nostri militari morti in quelle guerre che con italica ipocrisia chiamiamo missioni di pace, che vedono paesi devastati, bombardati, senza speranza di vita grazie all’abile diplomazia di feluche e presidenti che parlano e spiegano da più di sei anni, senza che si sia fatto qualcosa per fermare davvero la carneficina. E vorrei augurare Buon Natale ai responsabili morali e materiali della guerra in Iraq, che hanno provocato la morte di centinaia di migliaia di persone, riuscendo con un solo colpo di genio a fare in poco tempo quello che un sanguinario Saddam Hussein non sarebbe riuscito a fare in venti anni. Auguri e complimenti per essere riusciti a far credere a tutti che questo scempio si chiama democrazia. E Buon Natale anche ai teorici della “guerra umanitaria” del Kosovo, che oggi vedono realizzare il sogno della pulizia etnica contro i serbi e la probabile nascita di uno stato semi-fantoccio che ospiterà un’immensa base militare americana. Chi fu ucciso nel 1999, quindi, sappia che non è morto invano. Anche se erano bambini; anche se erano civili; anche se erano i giornalisti della televisione di Belgrado, bombardati come se fossero un obiettivo militare. Perché non c’è stato e non ci sarà mai nessun tribunale internazionale che processerà i crimini dei vincitori. E Buon Natale a tutti quelli che non hanno capito nulla e che credono ancora alla pace e alla giustizia sociale. E che pensano che un altro mondo è sempre possibile. Che Babbo Natale vi porti questo regalo

E Polis 24 Dicembre 2007