Poche righe, per augurare a tutti un Buon Natale, di pace
e di serenità. E un Buon Natale a tutti i morti sul
lavoro, che quest’anno non potranno scartare i regali
sotto l’albero, sempre se avessero avuto in tasca
qualche euro per comprarne. Buon Natale anche alle loro
vedove, agli orfani e a tutti quei lavoratori trattati come
merce in nome del profitto e di un pensiero rispetto al
quale prima c’è la produttività e poi
c’è l’uomo. Auguri anche a tutti i precari,
ai sottoccupati e ai bamboccioni, che saranno lieti di sapere
che la loro condizione oggi si chiama “riformismo”
e la loro impossibilità di progettare la vita, mentre
aumentano le disuguaglianze e si allarga la forbice tra
ricchi e poveri, è un contributo a quel dominio assoluto
che il politologo conservatore americano Edward Luttwak
definisce tranquillamente la “dittatura del capitalismo”.
Un pensiero vada poi ai nostri militari morti in quelle
guerre che con italica ipocrisia chiamiamo missioni di pace,
che vedono paesi devastati, bombardati, senza speranza di
vita grazie all’abile diplomazia di feluche e presidenti
che parlano e spiegano da più di sei anni, senza
che si sia fatto qualcosa per fermare davvero la carneficina.
E vorrei augurare Buon Natale ai responsabili morali e materiali
della guerra in Iraq, che hanno provocato la morte di centinaia
di migliaia di persone, riuscendo con un solo colpo di genio
a fare in poco tempo quello che un sanguinario Saddam Hussein
non sarebbe riuscito a fare in venti anni. Auguri e complimenti
per essere riusciti a far credere a tutti che questo scempio
si chiama democrazia. E Buon Natale anche ai teorici della
“guerra umanitaria” del Kosovo, che oggi vedono
realizzare il sogno della pulizia etnica contro i serbi
e la probabile nascita di uno stato semi-fantoccio che ospiterà
un’immensa base militare americana. Chi fu ucciso
nel 1999, quindi, sappia che non è morto invano.
Anche se erano bambini; anche se erano civili; anche se
erano i giornalisti della televisione di Belgrado, bombardati
come se fossero un obiettivo militare. Perché non
c’è stato e non ci sarà mai nessun tribunale
internazionale che processerà i crimini dei vincitori.
E Buon Natale a tutti quelli che non hanno capito nulla
e che credono ancora alla pace e alla giustizia sociale.
E che pensano che un altro mondo è sempre possibile.
Che Babbo Natale vi porti questo regalo
E Polis 24 Dicembre 2007