gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

Quando le primarie ridisegnano l'Italia



Il vincitore delle primarie di domenica è il grande assente delle cerimonie mediali: l’italiano democratico. Certo, il popolo del PD non è l’unico depositario del valore universale della democrazia, ma c’è qualcosa, nella scelta di questo aggettivo, di più profondo e connotante. Racconta un processo faticoso ma ormai avvenuto. Indica uno schieramento, senza che i confini siano espressione di diversità o di inimicizia.
E’ una ventata di euforia democratica, più festosa per la reazione un po’ biliosa delle altre forze politiche, con una rilevante eccezione per la sinistra intimamente contagiata dal successo. Bisogna dirlo, i numeri disegnano un successo singolare: il popolo democratico è rimasto integro nonostante le difficoltà dell’azione di governo. Per le primarie di Prodi la cifra era apparentemente più alta ma il target di allora era tutto l’elettorato antiberlusconiano, ed è dunque un miracolo che un numero così imponente di italiani abbia stavolta “pensato positivo”. Viene in mente una splendida citazione di Eliot: “Buono è colui che costruisce, se ciò che costruisce è buono”.
Sono significativi, nella quantità e nello stile, gli stessi voti ricevuti dai contendenti: rappresentano una traccia di attenzioni strategiche che sono un valore. Lo stesso serial della divisione Prodi/Veltroni è stato un doping irrilevante su quanti sono andati a votare. Un popolo come questo chiede un’attenzione più profonda dai nostri quotidiani e tg, implacabilmente votati alla narrazione per “armi ed eroi”. E’ sul carattere delle aspettative psicologiche e politiche che occorre riflettere: un misto di decisionismo dal basso, contro le lungaggini della risposta politica di routine, ma anche di unionismo contro l’imbarazzante tendenza dei leader del centrosinistra di cercare qualcosa per distinguersi.
Sono tratti culturali e comunicativi profondi da non disperdere, perché segnano la continuità di un investimento umano sulla politica ben più profondo delle turbolenze antipolitiche reclamizzate dai media. Questo popolo merita qualcosa di più: forme nuove di restituzione dell’attenzione, verifiche non estemporanee dell’intensità del coinvolgimento e magari, perché no, primarie confermative degli orientamenti nel tempo. Sono uomini veri quelli che hanno investito, in una limpida domenica d’autunno, sulla democrazia. Hanno diritto a risposte non virtuali.

E Polis 15 ottobre 2007