Il vincitore delle primarie di domenica è il grande
assente delle cerimonie mediali: l’italiano democratico.
Certo, il popolo del PD non è l’unico depositario
del valore universale della democrazia, ma c’è
qualcosa, nella scelta di questo aggettivo, di più
profondo e connotante. Racconta un processo faticoso ma
ormai avvenuto. Indica uno schieramento, senza che i confini
siano espressione di diversità o di inimicizia.
E’ una ventata di euforia democratica, più
festosa per la reazione un po’ biliosa delle altre
forze politiche, con una rilevante eccezione per la sinistra
intimamente contagiata dal successo. Bisogna dirlo, i numeri
disegnano un successo singolare: il popolo democratico è
rimasto integro nonostante le difficoltà dell’azione
di governo. Per le primarie di Prodi la cifra era apparentemente
più alta ma il target di allora era tutto l’elettorato
antiberlusconiano, ed è dunque un miracolo che un
numero così imponente di italiani abbia stavolta
“pensato positivo”. Viene in mente una splendida
citazione di Eliot: “Buono è colui che costruisce,
se ciò che costruisce è buono”.
Sono significativi, nella quantità e nello stile,
gli stessi voti ricevuti dai contendenti: rappresentano
una traccia di attenzioni strategiche che sono un valore.
Lo stesso serial della divisione Prodi/Veltroni è
stato un doping irrilevante su quanti sono andati a votare.
Un popolo come questo chiede un’attenzione più
profonda dai nostri quotidiani e tg, implacabilmente votati
alla narrazione per “armi ed eroi”. E’
sul carattere delle aspettative psicologiche e politiche
che occorre riflettere: un misto di decisionismo dal basso,
contro le lungaggini della risposta politica di routine,
ma anche di unionismo contro l’imbarazzante tendenza
dei leader del centrosinistra di cercare qualcosa per distinguersi.
Sono tratti culturali e comunicativi profondi da non disperdere,
perché segnano la continuità di un investimento
umano sulla politica ben più profondo delle turbolenze
antipolitiche reclamizzate dai media. Questo popolo merita
qualcosa di più: forme nuove di restituzione dell’attenzione,
verifiche non estemporanee dell’intensità del
coinvolgimento e magari, perché no, primarie confermative
degli orientamenti nel tempo. Sono uomini veri quelli che
hanno investito, in una limpida domenica d’autunno,
sulla democrazia. Hanno diritto a risposte non virtuali.
E
Polis 15 ottobre 2007