La morte dell'agente del Sismi prima rapito in Afghanistan
e poi gravemente ferito nel corso del blitz che ha portato
alla sua liberazione e a quella del suo collega, non può
essere accompagnata - come è pure giusto che sia
- solo dal cordoglio e dal pensiero per i tre figli piccoli,
destinati a crescere senza il padre. Ci sono, a mio avviso,
alcune considerazioni che vanno fatte, nella compostezza
del momento, ma senza ipocrisie. La prima è che la
morte di D'Auria è il tragico prezzo che abbiamo
pagato per aver voluto scegliere la “fermezza”
e di mostrare i muscoli. Una scelta che io definirei un
ripiegamento che ha origini lontane - l'assassinio di Nicola
Calipari e la vergognosa successiva campagna mediatica per
colpevolizzarlo - e poi ancora è frutto della crisi
diplomatica seguita alle trattative per la liberazione di
Mastrogiacomo che ha avuto, tra le sdegnate prese di posizione
degli Stati Uniti e di alcuni zelanti alleati, l'appendice
che potremmo definire di stampo mafioso, dell'arresto di
Rahmatullah Hanefi e delle accuse a Emergency di essere
complici dei terroristi. Fin troppo evidente che il nostro
governo non avrebbe potuto reggere ad un nuovo impatto,
dal momento che la strategia comunicativo-psicologica del
governo Bush lascia poco spazio: chiunque non sia allineato,
fa il gioco del terrorismo. Ci poteva essere altra scelta
se non quella del blitz cruento? Si poteva avviare uno straccio
di trattativa? No. Questo è il punto. Non che non
esistessero alternative: non diciamo fesserie. Con le moderne
tecnologie “agganciati” i rapitori (cosa che
è stata fatta) non ci sarebbe stato più nulla
di facile che seguirli e organizzare un blitz nei tempi
e nei modi dovuti. La fretta con cui tutto è avvenuto
fa crollare gli alibi: c'era bisogno di una risposta militare
forte, chiara e evidente. Non ci sono altre ragioni del
perché oggi si piange la morte dell'agente del Sismi.
Il secondo punto è quello di capire come e perché
si sia verificata una incredibile e sciagurata fuga di notizie
sul fatto che i due rapiti fossero 007. Facciamo dietrologia?
E se qualcuno in tal modo avesse voluto tagliare preventivamente
le gambe ad una trattativa? Terzo punto: cacciati i talebani,
da sei anni in Afghanistan ci sono le truppe straniere e
si muore. Immaginiamo una occupazione senza fine? O c'è
qualche programma? Insomma, al di là della retorica,
per cosa è morto D'Auria?
E
Polis 5 ottobre 2007