gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

Le sparate di Bossi che il Polo nasconde



Poiché non si sono mai placate, immagino che tutti ricordino le polemiche trasversali che sono seguite all'ormai celebre “Vaffanculo day” di Beppe Grillo e alla sua performance bolognese. È stato detto di tutto e di più e non vale nemmeno la pena tornarci sopra. Se non per ricordare che nei giorni successivi dagli schermi della Rai, servizio pubblico, intervenne il direttore del Tg2, Mauro Mazza, per ammonire: «E se poi qualcuno premesse il grilletto?» Come per dire che quel clima tra il satirico e il forcaiolo, tra i fischi e le pernacchie avrebbe potuto armare la mano di qualche scriteriato. Da qualcuno che poteva sentirsi legittimato ad andare oltre. Di Grillo condivido solo in parte i contenuti (la parte ambientale e quella sul precariato) ma nulla dei metodi e del resto. Detto più chiaramente guardo a questo fenomeno senza eccessive simpatie, anzi con un po' di sospetto. E tuttavia associare fischi e pernacchie agli anni di piombo è stata un'operazione fin troppo disinvolta, dal momento che ben altro era il clima di odio e di contrapposizione in cui maturarono le stragi di Stato e neofasciste e le imprese terroristiche delle Brigate Rosse. Ma allora, con la lodevole eccezione di Gianfranco Fini, non pochi consensi ebbe Mazza: ben detto. E giù disquisizioni sul clima di odio e di pericolo di deriva eversiva. Dopo di che parla Umberto Bossi, persona che già in passato si era lasciato andare a mirabili dissertazioni su nord e armi, come il celebre riferimento alle moltitudini bergamasche armate. Il padre-padrone della Lega parla di lotta di liberazione e di libertà che non si può ottenere in Parlamento. Diciamo che per associare quelle parole a un contesto di conflitto armato ci vorrebbe molta meno fantasia rispetto a quanto è stato fatto con Beppe Grillo. Ma per carità: quelle di Bossi sono parole in libertà. Gli indignati di ieri sono i pompieri di oggi. Dal Cavaliere fino al capogruppo di Forza Italia, Renato Schifani, secondo il quale le parole di Bossi possono essere prese alla lettera “solo pretestuosamente”. Come dire: povero scemo, lasciatelo parlare. Ma chi incita all'odio e alla violenza non andrebbe sempre stigmatizzato? O inventiamo il pericolo Grillo e poi nascondiamo le frasi di Bossi? Caro direttore del Tg2, pensaci tu. Facci un altro bell'editoriale indignato e preoccupato. Ma molto indignato.

E Polis 1 ottobre 2007