Stando a quanto si afferma in una celebre massima latina:
nomina sunt consequentia rerum. Ossia sono le cose a determinare
i nomi: un rapporto consequenziale. In realtà, in
questa deriva mediatica e culturale segnata dalle facili
dicotomie (buono, non buono) dalle approssimazioni e dal
pregiudizio che prevale sull'analisi (soprattutto quando
questa è complessa) ecco che scopriamo che, in realtà,
sono i nomi a determinare le cose. Lasciamo stare il fin
troppo scontato esempio di quello che si mette l'elmetto,
imbraccia il mitragliatore carico, spara e poi sostiene
di essere andato a fare la pace (forse in guerra ci andranno
con il ramo d'ulivo) ma passiamo a qualcosa di più
complicato. A un esempio scabroso. Un uomo politico viene
messo sotto controllo; viene pedinato e fotografato mentre
- povero lui - parla con un trans o entra in dolce compagnia
in un appartamento, per poi uscirne dopo un'ora sudato e
spettinato. Mettiamo poi che di quelle informazioni e foto
riservate se ne facesse un traffico e un commercio. Se il
pedinatore fosse un agente segreto tutti e giustamente (e
sottolineo il giustamente) parleremmo di emergenza democratica.
Se la stessa cosa (e sottolineo: la stessa cosa) la facesse
qualche fotografo di moda, allora quella è la stampa
bellezza e ci sarà sempre una corporazione pronta
a invocare la libertà. In altri termini, a parità
di spionaggio, uno è disdicevole, l'altro è
addirittura democratico. Non si potrebbe vietare indipendentemente
da chi lo fa? No. Perché non è lo spionaggio
(cosa) a determinare la spia (nome). E' il nome (il fotografo)
a determinare la cosa (legittimo scoop e non spionaggio)
Se così non fosse, i nostri pregiudizi come li potremmo
alimentare? Gli immigrati sono pericolosi. Le statistiche
non lo confermano esattamente, ma diciamo che questa è
la percezione prevalente. Così quando un'immigrata
uccide un'italiana (giustamente) ci indigniamo. Se un italiano
uccide una bambina figlia di immigrati, la notizia con molta
più difficoltà arriva in prima pagina. Perché
il nome (immigrata/italiano) coincide con il pregiudizio
positivo o negativo e, quindi, è il pregiudizio a
determinare le cose e il relativo tasso di indignazione.
I buoni sono buoni anche se uccidono; i cattivi, cattivi.
E basta. In fondo il naufragar c' è dolce in questo
mare.
E
Polis 18 settembre 2007