gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

Tra i nomi e le cose c'è di mezzo il pregiudizio


Stando a quanto si afferma in una celebre massima latina: nomina sunt consequentia rerum. Ossia sono le cose a determinare i nomi: un rapporto consequenziale. In realtà, in questa deriva mediatica e culturale segnata dalle facili dicotomie (buono, non buono) dalle approssimazioni e dal pregiudizio che prevale sull'analisi (soprattutto quando questa è complessa) ecco che scopriamo che, in realtà, sono i nomi a determinare le cose. Lasciamo stare il fin troppo scontato esempio di quello che si mette l'elmetto, imbraccia il mitragliatore carico, spara e poi sostiene di essere andato a fare la pace (forse in guerra ci andranno con il ramo d'ulivo) ma passiamo a qualcosa di più complicato. A un esempio scabroso. Un uomo politico viene messo sotto controllo; viene pedinato e fotografato mentre - povero lui - parla con un trans o entra in dolce compagnia in un appartamento, per poi uscirne dopo un'ora sudato e spettinato. Mettiamo poi che di quelle informazioni e foto riservate se ne facesse un traffico e un commercio. Se il pedinatore fosse un agente segreto tutti e giustamente (e sottolineo il giustamente) parleremmo di emergenza democratica. Se la stessa cosa (e sottolineo: la stessa cosa) la facesse qualche fotografo di moda, allora quella è la stampa bellezza e ci sarà sempre una corporazione pronta a invocare la libertà. In altri termini, a parità di spionaggio, uno è disdicevole, l'altro è addirittura democratico. Non si potrebbe vietare indipendentemente da chi lo fa? No. Perché non è lo spionaggio (cosa) a determinare la spia (nome). E' il nome (il fotografo) a determinare la cosa (legittimo scoop e non spionaggio) Se così non fosse, i nostri pregiudizi come li potremmo alimentare? Gli immigrati sono pericolosi. Le statistiche non lo confermano esattamente, ma diciamo che questa è la percezione prevalente. Così quando un'immigrata uccide un'italiana (giustamente) ci indigniamo. Se un italiano uccide una bambina figlia di immigrati, la notizia con molta più difficoltà arriva in prima pagina. Perché il nome (immigrata/italiano) coincide con il pregiudizio positivo o negativo e, quindi, è il pregiudizio a determinare le cose e il relativo tasso di indignazione. I buoni sono buoni anche se uccidono; i cattivi, cattivi. E basta. In fondo il naufragar c' è dolce in questo mare.

E Polis 18 settembre 2007