gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

Libertà di stampa? No, libertà di gogna



Voglio andare diretto al punto con un episodio accaduto circa un anno fa: un “vip” finì sotto inchiesta, venne intercettato e, tra le altre cose, dalle telefonate emerse che andava a prostitute. Negli atti giudiziari - resi pubblici senza alcun filtro, comprese le vicende personali prive di qualsiasi rilievo penale – compariva l'indirizzo e il numero di telefono della prostituta. A quel punto un giornale pensa bene di mandare un suo inviato a parlare con la signora e farsi raccontare i gusti sessuali del “vip”. La domanda che faccio e me, ma soprattutto al sindacato e all'ordine dei giornalisti è: questa è libertà di stampa, o è libertà di gogna Lo dico perché si è appena scioperato contro il decreto Mastella e, al di là dei legittimi rilievi su un provvedimento pensato in fretta più per proteggere la politica che i semplici cittadini, ritengo che sia giunta l'ora di riflettere seriamente anche sull' “intercettazionificio” e sul modo con il quale si sia creato un tritacarne che devasta la vita delle persone (che poi spesso sono le parti lese) del quale faremmo bene più a vergognarci che a difenderlo in nome della libertà di stampa. In principio c'erano i giornalisti che, correndo rischi personali, sfidavano i segreti di Stato, gli “omissis” e quant'altro di un potere reso intoccabile anche da una magistratura asservita. Ma partire da questa storia nobile per legittimare la pubblicazione degli sms di Anna Falchi, tutte le corna dei calciatori fino al “mercato delle vacche” che per due anni ha seguito la storia delle telefonate del caso Unipol è un pretesto. Bisogna chiedersi se l'intercettazionificio sia solo un presidio di legalità o fonte di ricatti, avvertimenti o mezzi di pressione. Se questi scoop non trasformino, a volte, i giornali nello strumento o nella cassa di risonanza di giochi altrui. Se il non avere o riconoscere limiti sia davvero un buon servizio che si fa all'informazione e alla civiltà del Paese. Come non credo che omettere il nome delle violentate o dei minori sia una limitazione della libertà, non credo che un'autoregolamentazione sia una censura. Certo lo scandalo è a monte, perché negli atti giudiziari talora finiscono irresponsabilmente (o maliziosamente) cose che con il processo nulla c'entrano. Ma quel filtro deve essere almeno operato dalla stampa. Altrimenti siamo degli utili idioti. , peggio, dei complici.

E Polis 2 luglio 2007