È un’eredità difficile quella che si
appresta a raccogliere il nuovo capo della Polizia, Antonio
Manganelli, l’uomo della “continuità”
dal quale, in realtà, molti – al di là
delle frasi di circostanza - si aspettano una netta discontinuità.
Manganelli il “delfino”; Manganelli il braccio
destro e l’amico fraterno del “capo” Gianni
De Gennaro; Manganelli che ha ricevuto in eredità
una polizia “degennarizzata” dal vertice alle
periferie, attraverso un attento e sapiente dosaggio di
carriere, promozioni e trasferimenti operati negli ultimi
sette anni; Manganelli che è giunto al vertice proprio
mentre, come una bomba a scoppio ritardato, la polizia è
stata risucchiata in quel “buco nero” che si
chiama G8 e assalto alla scuola Diaz. Certamente i meriti
acquisiti dalla polizia di Stato sono enormi. E anche recentemente
la cattura di Provenzano o l’inchiesta sulla “seconda
posizione” post-brigatista hanno dimostrato la professionalità
e l’eccellenza del fior fiore degli investigatori.
Ma è inutile far finta di non vedere che, a torto
o a ragione, la stessa polizia è stata percepita
come parte integrante di quello scontro di poteri che ha
fatto sentire molti scricchiolii negli ultimi anni, ovvero
come un’istituzione che nel momento delle difficoltà
– vedi Genova – si è rinchiusa a riccio,
dando l’impressione di privilegiare quel “malinteso
senso di appartenenza” che ha portato molti a tacere
(per usare le parole del vicequestore Fournier) rispetto
all’interesse complessivo. Ora il timone è
passato a Manganelli, il “delfino”. Talché
non mancano le perplessità di chi vede in questo
passaggio più che la continuità, la perpetuazione
del “degennarismo”, nei suoi lati positivi e
in quelli negativi. Vero? Io dico di no. Descrivere Manganelli
come un “delfino” è limitativo. Il nuovo
capo della polizia ha storia e professionalità tali
da non rischiare di finire sotto tutela o essere costretto
a percorrere sentieri tracciati da altri. E quindi è
del tutto lecito aspettarsi novità, a partire dal
recupero di quelle professionalità interne finite
ai margini per questioni poco attinenti alle capacità.
Insomma, l'avventura di Manganelli va guardata con interesse
e con fiducia. Forse la polizia del nuovo millennio può
veramente partire adesso, spetta al nuovo “capo”
non disperdere quel grande patrimonio personale di credibilità
E
Polis 26 giugno 2007