L'Unione
Sovietica non c'è più, i partiti della vecchia
“prima repubblica” nemmeno. Nel giro di pochi
anni molte cose sono cambiate. Non sempre in meglio, però
una certa discontinuità c'e stata. Eppure se c'è
un elemento che ha ininterrottamente accompagnato la politica
italiana, quello sono i dossier, i ricatti e i veleni. Dalle
schedature del Sifar, a quelle di massa sugli operai della
Fiat, ai filmini per incastrare i potenti licenziosi nell'Italia
bigotta - altro che Vallettopoli - alle intercettazioni
abusive quando i telefoni erano una rarità. E poi
le stragi, i depistaggi, gli omissis. Molti studiosi, non
senza ragione, hanno individuato le cause di tanta degenerazione
nel fatto che nell'impossibilità di realizzare la
democrazia dell'alternanza, da un lato gli apparati dello
Stato crescevano all'ombra dell'ininterrotto partito di
governo, la Democrazia cristiana, dall'altro avevano ottenuto
un tale potere da poter ricattare chi aveva dato loro fiducia
e, non raramente, essere attori principale di campagne scandalistiche
e di prendere parte addirittura a faide interne ai partiti
dell'allora maggioranza. Con la fine della prima repubblica
e il variare delle maggioranze, si era sperato che queste
pratiche fossero destinate a finire, se non altro perché
ogni governo avrebbe potuto controllare ciò che aveva
fatto il precedente. Speranza vana. Il perché è
semplice: oggi come nel passato le carriere dei servitori
dello Stato - e non potrebbe essere altrimenti - dipendono
dalla politica. Si va avanti e si è promossi se si
è bravi (più ora che nel passato) ma non raramente
nelle scelte la valutazione non riguarda solo la professionalità,
ma anche la vicinanza al politico o ministro di turno. C'è
qualche ingenuo che pensi che queste vicinanze (o lontananze)
non abbiano un prezzo? Che qualcuno, in forza di dossier
preparati o dossier sventati non pensi di fare carriera?
Ecco allora, a mio giudizio, che è questo sistema
a provocare guasti e veleni di una politica che non sa fare
a meno dei ricatti o non riesce (o non vuole) bonificare
le paludi del malaffare. Quando era ministro dell'Interno,
Giorgio Napolitano fece dell'imparzialità degli organismi
dello Stato il suo prioritario punto programmatico. Oggi
occorre ripartire da lì. Dall'esempio di Napolitano.
Ossia da una riforma di cui il Paese ha davvero bisogno
per eliminare i veleni e respirare un po' di aria pulita
E
Polis 04 giugno 2007