gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

Metodo Napolitano per eliminare i veleni

 

L'Unione Sovietica non c'è più, i partiti della vecchia “prima repubblica” nemmeno. Nel giro di pochi anni molte cose sono cambiate. Non sempre in meglio, però una certa discontinuità c'e stata. Eppure se c'è un elemento che ha ininterrottamente accompagnato la politica italiana, quello sono i dossier, i ricatti e i veleni. Dalle schedature del Sifar, a quelle di massa sugli operai della Fiat, ai filmini per incastrare i potenti licenziosi nell'Italia bigotta - altro che Vallettopoli - alle intercettazioni abusive quando i telefoni erano una rarità. E poi le stragi, i depistaggi, gli omissis. Molti studiosi, non senza ragione, hanno individuato le cause di tanta degenerazione nel fatto che nell'impossibilità di realizzare la democrazia dell'alternanza, da un lato gli apparati dello Stato crescevano all'ombra dell'ininterrotto partito di governo, la Democrazia cristiana, dall'altro avevano ottenuto un tale potere da poter ricattare chi aveva dato loro fiducia e, non raramente, essere attori principale di campagne scandalistiche e di prendere parte addirittura a faide interne ai partiti dell'allora maggioranza. Con la fine della prima repubblica e il variare delle maggioranze, si era sperato che queste pratiche fossero destinate a finire, se non altro perché ogni governo avrebbe potuto controllare ciò che aveva fatto il precedente. Speranza vana. Il perché è semplice: oggi come nel passato le carriere dei servitori dello Stato - e non potrebbe essere altrimenti - dipendono dalla politica. Si va avanti e si è promossi se si è bravi (più ora che nel passato) ma non raramente nelle scelte la valutazione non riguarda solo la professionalità, ma anche la vicinanza al politico o ministro di turno. C'è qualche ingenuo che pensi che queste vicinanze (o lontananze) non abbiano un prezzo? Che qualcuno, in forza di dossier preparati o dossier sventati non pensi di fare carriera? Ecco allora, a mio giudizio, che è questo sistema a provocare guasti e veleni di una politica che non sa fare a meno dei ricatti o non riesce (o non vuole) bonificare le paludi del malaffare. Quando era ministro dell'Interno, Giorgio Napolitano fece dell'imparzialità degli organismi dello Stato il suo prioritario punto programmatico. Oggi occorre ripartire da lì. Dall'esempio di Napolitano. Ossia da una riforma di cui il Paese ha davvero bisogno per eliminare i veleni e respirare un po' di aria pulita

E Polis 04 giugno 2007