Francamente a me non
interessa chiedere ad Adriano Sofri perché solamente
adesso si sia deciso a raccontare di quando, leader di Lotta
Continua, fu avvicinato da un alto esponente dello Stato
il quale gli chiese di organizzare un omicidio in combutta
con il famigerato Ufficio Affari Riservati, ossia la struttura
del Viminale che, all'epoca, operava come un servizio segreto.
Piuttosto mi aspetto che Sofri, a questo punto, non si tiri
indietro e sveli chi fu ad avvicinarlo e chi fosse la vittima
predestinata. Ciò fa la differenza tra quello che
potrebbe sembrare un avvertimento trasversale o un ricatto
e quello che, al contrario, è un atto di coraggio.
Ad ogni modo, premesso che trovo piuttosto verosimile il
racconto di Sofri avendo avuto l'opportunità a suo
tempo di studiare molti documenti, riservati e non, le questioni
che si aprono non sono di poco conto, perché finita
la guerra fredda, scomparsi i partiti della “prima
repubblica”, la totale assenza di volontà politica
di fare chiarezza sugli anni del terrorismo fa sì
che il fardello di scheletri e verità inconfessabili
continui a pesare sul nostro futuro. Questo occorrerebbe
chiedersi. Soprattutto ora che l'eredità e la memoria
storica di quegli anni è diventata scomoda per tutti.
Per gli ex democristiani (non tutti, per fortuna) parte
integrante di quel sistema che produsse le stragi, i depistaggi,
le deviazioni e la convivenza con il potere piduista; per
gli ex comunisti, che per la loro ansia di scrollarsi di
dosso il peccato originale, hanno da tempo chiuso gli occhi
e cercato di favorire una storiografia addomesticata e consona
ai desiderata del nuovo corso, tanto da scandalizzarsi se
qualcuno - perché ha studiato i documenti e non per
pregiudizio ideologico - ancora definisce piazza Fontana
come la “strage di Stato” o, più correttamente,
“strage atlantica di Stato”. Non parliamo, poi,
degli ex missini, che fanno leva su questa voglia di oblio
per paragonare Almirante a Berlinguer. Ben venga, allora,
la rivelazione di Adriano Sofri - qualunque sia la motivazione
- per ricordarci come una questione assai seria come il
“doppio Stato” o lo “Stato parallelo”
sia stata trasformata in una barzelletta per non farci i
conti. E come i “dietrologi” siano stati solamente
più lungimiranti, avendo descritto i meccanismi di
quel potere. Peccato solo che il Paese quelle verità
non voglia e, forse, neppure più merita.
E
Polis 28 maggio 2007