gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

Le memorie di Sofri e le verità negate

 

Francamente a me non interessa chiedere ad Adriano Sofri perché solamente adesso si sia deciso a raccontare di quando, leader di Lotta Continua, fu avvicinato da un alto esponente dello Stato il quale gli chiese di organizzare un omicidio in combutta con il famigerato Ufficio Affari Riservati, ossia la struttura del Viminale che, all'epoca, operava come un servizio segreto. Piuttosto mi aspetto che Sofri, a questo punto, non si tiri indietro e sveli chi fu ad avvicinarlo e chi fosse la vittima predestinata. Ciò fa la differenza tra quello che potrebbe sembrare un avvertimento trasversale o un ricatto e quello che, al contrario, è un atto di coraggio. Ad ogni modo, premesso che trovo piuttosto verosimile il racconto di Sofri avendo avuto l'opportunità a suo tempo di studiare molti documenti, riservati e non, le questioni che si aprono non sono di poco conto, perché finita la guerra fredda, scomparsi i partiti della “prima repubblica”, la totale assenza di volontà politica di fare chiarezza sugli anni del terrorismo fa sì che il fardello di scheletri e verità inconfessabili continui a pesare sul nostro futuro. Questo occorrerebbe chiedersi. Soprattutto ora che l'eredità e la memoria storica di quegli anni è diventata scomoda per tutti. Per gli ex democristiani (non tutti, per fortuna) parte integrante di quel sistema che produsse le stragi, i depistaggi, le deviazioni e la convivenza con il potere piduista; per gli ex comunisti, che per la loro ansia di scrollarsi di dosso il peccato originale, hanno da tempo chiuso gli occhi e cercato di favorire una storiografia addomesticata e consona ai desiderata del nuovo corso, tanto da scandalizzarsi se qualcuno - perché ha studiato i documenti e non per pregiudizio ideologico - ancora definisce piazza Fontana come la “strage di Stato” o, più correttamente, “strage atlantica di Stato”. Non parliamo, poi, degli ex missini, che fanno leva su questa voglia di oblio per paragonare Almirante a Berlinguer. Ben venga, allora, la rivelazione di Adriano Sofri - qualunque sia la motivazione - per ricordarci come una questione assai seria come il “doppio Stato” o lo “Stato parallelo” sia stata trasformata in una barzelletta per non farci i conti. E come i “dietrologi” siano stati solamente più lungimiranti, avendo descritto i meccanismi di quel potere. Peccato solo che il Paese quelle verità non voglia e, forse, neppure più merita.

E Polis 28 maggio 2007