Ha più volte sostenuto
Olga D'Antona, vedova del professore assassinato dalle Br
Pcc, che l'attuale terrorismo non rappresenta una minaccia
per la democrazia, ma lo è certamente per le famiglie.
Parole del tutto condivisibili. A dire il vero, nemmeno
i brigatisti che assassinarono Aldo Moro avevano la benché
minima possibilità di conquistare con le armi il
potere politico, nonostante una potenza di fuoco tragicamente
devastante. E tuttavia la riflessione di Olga D'Antona ci
rimanda ad un quesito al quale dare risposta: quanti uomini
occorrono per uccidere un innocente? Sono bastati un pugno
di fanatici per il colpo di coda delle Brigate Rosse; non
ne servirebbero molti di più adesso. Con la differenza
che in questi anni il clima è cambiato: in peggio.
E chi era del tutto isolato appena alcuni anni orsono oggi
non lo è più o lo è molto di meno.
Per questo alcuni segnali, come da ultimo le minacce a Massimo
Gibelli, stretto collaboratore del sindaco di Bologna, Cofferati,
non sono indicative di un pericolo immediato, quanto piuttosto
di una situazione che è diventata pesante e che non
promette nulla di buono. Come nuvole nere che, poco alla
volta, fanno capolino da dietro le montagne. Il vento fa
sempre in tempo a respingerle. Altrimenti arriva il temporale.
Tra l'altro, a ben vedere, alcuni di questi nuovi aliti
eversivi non trovano origine in temi tradizionali come l'antimperialismo
o le “politiche anti-proletarie” della borghesia
imperialista, quanto piuttosto su una questione più
generale come quella della legalità e della sicurezza.
In questo senso recuperando uno dei temi che pure furono
all'origine del brigatismo negli anni Settanta, come quello
della “giustizia proletaria” in opposizione
alla legge dello Stato borghese, per definizione reazionaria
e oppressiva dei bisogni delle masse. Oggi Cofferati, per
i nuovi eversori, è diventato l'equivalente di uno
“sceriffo”, ossia il braccio autoritario di
una legalità di classe, perciò ingiusta. Del
resto, oltre i confini bolognesi, cosa si dice in questi
ambienti? “Terrorista è lo Stato”. Chiaro
perché sia la legalità uno dei terreni di
scontro. Giusto e doveroso, dunque, criticare gli eccessi
e le derive reazionarie, là dove si manifestano.
Ma è il caso di riflettere se su legalità
e sicurezza Cofferati e altri amministratori che si muovono
nella stessa direzione debbano essere lasciati soli.
E
Polis 18 maggio 2007