gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

Legalità e sicurezza nell'agenda eversiva

 

Ha più volte sostenuto Olga D'Antona, vedova del professore assassinato dalle Br Pcc, che l'attuale terrorismo non rappresenta una minaccia per la democrazia, ma lo è certamente per le famiglie. Parole del tutto condivisibili. A dire il vero, nemmeno i brigatisti che assassinarono Aldo Moro avevano la benché minima possibilità di conquistare con le armi il potere politico, nonostante una potenza di fuoco tragicamente devastante. E tuttavia la riflessione di Olga D'Antona ci rimanda ad un quesito al quale dare risposta: quanti uomini occorrono per uccidere un innocente? Sono bastati un pugno di fanatici per il colpo di coda delle Brigate Rosse; non ne servirebbero molti di più adesso. Con la differenza che in questi anni il clima è cambiato: in peggio. E chi era del tutto isolato appena alcuni anni orsono oggi non lo è più o lo è molto di meno. Per questo alcuni segnali, come da ultimo le minacce a Massimo Gibelli, stretto collaboratore del sindaco di Bologna, Cofferati, non sono indicative di un pericolo immediato, quanto piuttosto di una situazione che è diventata pesante e che non promette nulla di buono. Come nuvole nere che, poco alla volta, fanno capolino da dietro le montagne. Il vento fa sempre in tempo a respingerle. Altrimenti arriva il temporale. Tra l'altro, a ben vedere, alcuni di questi nuovi aliti eversivi non trovano origine in temi tradizionali come l'antimperialismo o le “politiche anti-proletarie” della borghesia imperialista, quanto piuttosto su una questione più generale come quella della legalità e della sicurezza. In questo senso recuperando uno dei temi che pure furono all'origine del brigatismo negli anni Settanta, come quello della “giustizia proletaria” in opposizione alla legge dello Stato borghese, per definizione reazionaria e oppressiva dei bisogni delle masse. Oggi Cofferati, per i nuovi eversori, è diventato l'equivalente di uno “sceriffo”, ossia il braccio autoritario di una legalità di classe, perciò ingiusta. Del resto, oltre i confini bolognesi, cosa si dice in questi ambienti? “Terrorista è lo Stato”. Chiaro perché sia la legalità uno dei terreni di scontro. Giusto e doveroso, dunque, criticare gli eccessi e le derive reazionarie, là dove si manifestano. Ma è il caso di riflettere se su legalità e sicurezza Cofferati e altri amministratori che si muovono nella stessa direzione debbano essere lasciati soli.

E Polis 18 maggio 2007