Che l'ultima minaccia
giunta al presidente della Cei, Bagnasco, sia opera di un
mitomane è molto probabile. Del resto la tragica
storia del terrorismo italiano ci ha insegnato che non sempre
(è capitato, ma solo in qualche caso) gli attentati
sono stati preceduti da avvertimenti mirati. Tuttavia, anche
se fossimo in presenza di un gesto scriteriato di qualche
esaltato, il problema rimane e non può essere visto
come un dettaglio. Perché il clima non è esattamente
dei migliori e, purtroppo, la “voglia di eversione”
che si manifesta con sempre più evidenza e frequenza
è il motore che spinge mitomani, emuli e fanatici
all'azione. Poco male - si fa per dire - fino a quando ci
si ferma a qualche scritta sui muri o qualche lettera anonima.
Peggio e preoccupante quando questa esaltazione condivisa
si trasforma nel brodo di coltura della nuova eversione
e nella legittimazione, postuma e preventiva, di coloro
che la lotta armata la predicano e la preparano, con tanto
di strategie propagandistiche pensate per far crescere il
numero dei militanti, dei fiancheggiatori e dei simpatizzanti.
Quelli che, per intenderci, anche se fino ad ora hanno al
massimo distribuito qualche volantino, comunque pensano
- per fare un esempio - che Massimo D'Antona e Marco Biagi
fossero due “nemici del popolo”, mentre i suoi
assassini dei “prigionieri” dello Stato borghese.
C'è da prendere atto, quindi, che non solo quello
della “violenza politica” è un tema all'ordine
del giorno, ma soprattutto la sua declinazione terroristica
o “lottarmatista” è fonte di una nuova
fascinazione in settori certamente ultra-minoritari ma non
così marginali della società. Del resto, soprattutto
adesso, questa rinnovata voglia di rivoluzione nella versione
post-brigatista trova alimento in una concezione nulla affatto
banale o folle, ma in una strategia politica molto più
simile a quella dei partiti politici che alle Brigate Rosse,
per come erano diventate dagli anni Ottanta in poi. E quindi
la sfida è anzitutto politica e non riguarda solamente
le attività della magistratura e delle forze di polizia.
Certo, non esistono ricette già pronte per eliminare
qualcosa che, forse, è nel dna della società
italiana. Tuttavia all'indignazione andrebbe accompagnata
la comprensione del fenomeno. Unico metodo per costruire
una diga che impedisca ai cento rivoli eversivi di riunirsi
in un solo fiume.
E
Polis 30 aprile 2007