Che dietro la vicenda
di Rahmatullah Hanefi, il suo arresto e - adesso - le accuse
di omicidio e di appartenenza ai talebani ci sia un gigantesco
intrigo internazionale, lo hanno capito in molti. Ed in
effetti sulla testa del mediatore di Emergency si sta giocando
una violenta partita a scacchi che ha come posta gli equilibri
interni al governo Karzai, i rapporti tra Italia e Stati
Uniti, la conferenza di pace sull'Afghanistan che tanti
invocano e nessuno vuole e l'escalation militare. Hanefi
è finito nel tritacarne e non ne uscirà facilmente,
almeno fino a quando l'intrigo sarà tale. Perché,
appunto, questa vicenda nulla ha a che vedere con la giustizia,
ma piuttosto con i ricatti e le diplomazie sotterranee.
Come tutti gli intrighi che si rispettino, quindi, la verità
è un optional, trionfa il verosimile e non mancano
messaggi trasversali e polpette avvelenate. Roba da starne
lontani mille miglia se non ci fosse un uomo innocente che
rischia la pena di morte. Ed è in questo scenario
che è interessante sottolineare due aspetti molto
indicativi. Da un lato i veleni distillati da Kabul, che
vogliono il mediatore di Emergency non solo uomo dei talebani
e responsabile della morte dell'interprete di Daniele Mastrogiacomo,
ma anche – si badi bene - coinvolto nel rapimento
del fotografo Gabriele Torsello. Dall'altro lo stesso Torsello
il quale, dopo mesi di silenzio e qualche sporadica apparizione
televisiva, nei giorni successivi alla liberazione di Mastrogiacomo
ha rilasciato dichiarazioni piuttosto oscure,lasciando trapelare
possibili rivelazioni e inquietanti retroscena sul suo rapimento.
Curiosa coincidenza temporale con le allusioni degli 007
di Karzai. Ma evidentemente c'è qualcosa d'altro
che bolle in pentola. Tant'è che un po' di giorni
orsono lo stesso Torsello si è presentato alla redazione
“Anno zero” di Michele Santoro proponendo le
sue scottanti rivelazioni in cambio di un bel mucchio di
euro. Quali rivelazioni? Stando a quel poco che Torsello
ha anticipato per convincere i suoi interlocutori ad aprire
il portafoglio - il fotografo italo-inglese ha sostenuto
di sapere chi sia la mente del suo sequestro. “E non
sono talebani”, ha aggiunto.Difficile sapere se dopo
il “niet” di Anno Zero, Torsello abbia fatto
il giro delle sette chiese (o sette redazioni) per rifilare
il suo scoop a pagamento. Quel che è certo è
che in tutta questa vicenda le coincidenze – chiamiamole
così - cominciano ad essere troppe. E che la preoccupazione
che sul conto di Hanefi si stiano preparando false prove
e campagne di disinformazione per giustificare ciò
che altrimenti sarebbe ingiustificabile è enorme.
Cosa sta cercando di fare Torsello? C'entra qualcosa in
questo intrigo? Impossibile avere risposte certe. Ed è
difficile poter decifrare l'allusione di Francesco Cossiga
(che di 007 se ne intende) il quale parlando del rapimento
di Torsello e dei due milioni di dollari versati dai fondi
riservati dei servizi italiani per la sua liberazione ha
fatto capire che gli “inglesi” avrebbero rimborsato
quella cifra: “Sa lui vive a Londra e gli inglesi
è gente che si affeziona” L'impressione, al
di là dei cattivi pensieri di Cossiga, è che
da Kabul gli 007 afghani e i loro ispiratori stiano preparando
un piattino depistatorio-propagandistico per dimostrare
che Rahmatullah è l'uomo nero, dalla doppia faccia,
quinta colonna dei talebani e regista deisequestri. Una
campagna fatta di rivelazioni, “pentiti” pronti
a recitare il copione che verrà loro proposto. Chissà
se in questa torbida “Kabulopoli” ci sarà
qualcuno disposto a comprare e accreditare falsi scoop.
I segnali non mancano. Nel frattempo Hanefi è in
galera e quelli di Emergency, scomodi testimoni, hanno già
dovuto fare le valigie e lasciare l'Afghanistan.
E
Polis 26 aprile 2007