Il cantiere è
stato ufficialmente aperto. Ma è davvero difficile
dire quale sarà alla fine la strada che dovrà
percorrere il partito democratico, a cominciare dalla direzione
di marcia. La relazione di Piero Fassino, al congresso che
decreterà la fine dei Democratici di sinistra, ha
avviato una fase storica - comunque la si pensi - ma ha
dato poche risposte nella sostanza e nel merito della linea
politica, al di là di quello che è il “contenitore”
della nuova fase, ossia il Pd. Segno che la “forza
grande come il futuro”, come recita lo slogan del
congresso, ha però il suo stesso futuro avvolto nelle
nebbie, così come i suoi destini centristi o di sinistra,
liberisti o socialdemocratici sono ancora da definire compiutamente.
Finisce l'epoca dei Ds, dunque, e si apre una battaglia
politica su ciò che dovrà essere il Pd. Al
momento tutto viene racchiuso nella generica definizione
di partito riformatore e riformista, che può essere
declinato almeno in una ventina di linee politiche differenti
- se non divergenti - tra di loro. Tant'è che Piero
Fassino, nella sua relazione ha sostanzialmente trovato
una collocazione a chiunque, dagli elettori più illuminati
del centro-destra, fino all'ala più radicale della
sinistra diessina, come se nel partito democratico potesse
convivere una cosa e il suo contrario nello stesso tempo.
Tuttavia è inutile non vedere le enormi potenzialità
che un'operazione del genere potrebbe avere per la stabilità
politica di un paese tendenzialmente moderato come l'Italia,
se davvero i “riformismi” saranno capaci di
interpretare la società che cambia e dare risposte
intelligenti alle sfide dell'innovazione e di un mondo che
corre sempre più velocemente. La questione, a ben
vedere, è tutta qui: dare sostanza ai buoni propositi.
Fassino ha respinto con forza l'idea della “fusione
a freddo” con la quale nasce il Pd. Ma bastava essere
ieri a Firenze - e conoscere un po' di ciò che accade
nei Ds - per capire che davvero il Pd è figlio di
alchimie calate dall'alto e non richieste dalla base. Per
scongelare l'operazione, dunque, sarà necessario
azzerare le nomenklature e far germogliare dal basso il
Pd recuperando l'idea - antica ma positiva - del partito
di massa. Una sfida accanto alla quale se ne apre un'altra
e non meno impegnativa: una sinistra plurale e intelligente,
che un paese che ha espresso Gramsci e Berlinguer, comunque,
merita.