gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

L'addio della Quercia e le sfide del futuro

 

Il cantiere è stato ufficialmente aperto. Ma è davvero difficile dire quale sarà alla fine la strada che dovrà percorrere il partito democratico, a cominciare dalla direzione di marcia. La relazione di Piero Fassino, al congresso che decreterà la fine dei Democratici di sinistra, ha avviato una fase storica - comunque la si pensi - ma ha dato poche risposte nella sostanza e nel merito della linea politica, al di là di quello che è il “contenitore” della nuova fase, ossia il Pd. Segno che la “forza grande come il futuro”, come recita lo slogan del congresso, ha però il suo stesso futuro avvolto nelle nebbie, così come i suoi destini centristi o di sinistra, liberisti o socialdemocratici sono ancora da definire compiutamente. Finisce l'epoca dei Ds, dunque, e si apre una battaglia politica su ciò che dovrà essere il Pd. Al momento tutto viene racchiuso nella generica definizione di partito riformatore e riformista, che può essere declinato almeno in una ventina di linee politiche differenti - se non divergenti - tra di loro. Tant'è che Piero Fassino, nella sua relazione ha sostanzialmente trovato una collocazione a chiunque, dagli elettori più illuminati del centro-destra, fino all'ala più radicale della sinistra diessina, come se nel partito democratico potesse convivere una cosa e il suo contrario nello stesso tempo. Tuttavia è inutile non vedere le enormi potenzialità che un'operazione del genere potrebbe avere per la stabilità politica di un paese tendenzialmente moderato come l'Italia, se davvero i “riformismi” saranno capaci di interpretare la società che cambia e dare risposte intelligenti alle sfide dell'innovazione e di un mondo che corre sempre più velocemente. La questione, a ben vedere, è tutta qui: dare sostanza ai buoni propositi. Fassino ha respinto con forza l'idea della “fusione a freddo” con la quale nasce il Pd. Ma bastava essere ieri a Firenze - e conoscere un po' di ciò che accade nei Ds - per capire che davvero il Pd è figlio di alchimie calate dall'alto e non richieste dalla base. Per scongelare l'operazione, dunque, sarà necessario azzerare le nomenklature e far germogliare dal basso il Pd recuperando l'idea - antica ma positiva - del partito di massa. Una sfida accanto alla quale se ne apre un'altra e non meno impegnativa: una sinistra plurale e intelligente, che un paese che ha espresso Gramsci e Berlinguer, comunque, merita.

E Polis 20 aprile 2007