gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

Il dovere di ricordare e il diritto alla verità

 

Dunque il nostro Paese avrà una giornata dedicata al ricordo delle vittime dello stragismo e del terrorismo. Per non dimenticare. Per tenere viva la memoria dei tanti innocenti uccisi dalle bombe fasciste, dalle mitragliette brigatiste e, più in generale, delle vittime della violenza politica. È fin troppo ovvio sottolineare come la decisione presa in Senato, che dovrebbe diventare legge dopo il passaggio alla Camera, sia qualcosa di estremamente utile in un paese che in tutti questi anni si è interessato molto di più alle sorti dei “protagonis ti” di quella drammatica stagione piuttosto che alle vittime. Alle tante, troppe vittime i cui volti e le cui storie abbiamo dimenticato in fretta. E tuttavia, paradossalmente, proprio chi ha cuore la memoria di quegli anni e non vuole che tutto sia cancellato dall'oblio dovrebbe augurarsi che questo sia l'ultimo atto della politica che riguarda gli “anni di piombo”. Ora la parola dovrebbe passare agli storici e a coloro i quali vorranno studiare seriamente i documenti, liberi dalle basse logiche di bottega che hanno contrassegnato il dibattito di questi anni: l'Italia è il paese che ha avuto una commissione d'inchiesta sulle stragi e il terrorismo che dopo molti anni si è chiusa senza uno straccio di verità condivisa, non tanto perché i fatti non parlassero chiaro, quanto piuttosto perché le convenienze della politica di quelle verità non avevano bisogno, se non addirittura avevano paura. Siamo il paese che, nel nome della storia piegata alle convenienze del presente, ha espresso un consulente parlamentare di nome Scaramella. E siamo il paese nel quale il caso Moro, per citarne uno tra i tanti, si rilegge a targhe alterne per legittimare (o delegittimare) politici del passato e per giustificare scelte politiche dell'oggi. Fossi un parente di una vittima, mi assocerei alle parole di elogio del presidente Napoletano ma, nel contempo, direi che una giornata del genere può avere valore solo se associata al silenzio e al rispetto. Mi auguro di sbagliarmi, ma temo che così non sarà. Che ogni 9 maggio – giorno dell'uccisione di Aldo Moro scelta come data-simbolo – brigatismo, stragismo e quant'altro saranno riletti e raccontati a seconda delle esigenze del momento e a seconda di chi sarà in maggioranza o minoranza. E allora queste “verità” da cortigiani saranno ancora più nocive delle bugie.

E Polis 05 marzo 2007