Dunque il nostro Paese
avrà una giornata dedicata al ricordo delle vittime
dello stragismo e del terrorismo. Per non dimenticare. Per
tenere viva la memoria dei tanti innocenti uccisi dalle
bombe fasciste, dalle mitragliette brigatiste e, più
in generale, delle vittime della violenza politica. È
fin troppo ovvio sottolineare come la decisione presa in
Senato, che dovrebbe diventare legge dopo il passaggio alla
Camera, sia qualcosa di estremamente utile in un paese che
in tutti questi anni si è interessato molto di più
alle sorti dei “protagonis ti” di quella drammatica
stagione piuttosto che alle vittime. Alle tante, troppe
vittime i cui volti e le cui storie abbiamo dimenticato
in fretta. E tuttavia, paradossalmente, proprio chi ha cuore
la memoria di quegli anni e non vuole che tutto sia cancellato
dall'oblio dovrebbe augurarsi che questo sia l'ultimo atto
della politica che riguarda gli “anni di piombo”.
Ora la parola dovrebbe passare agli storici e a coloro i
quali vorranno studiare seriamente i documenti, liberi dalle
basse logiche di bottega che hanno contrassegnato il dibattito
di questi anni: l'Italia è il paese che ha avuto
una commissione d'inchiesta sulle stragi e il terrorismo
che dopo molti anni si è chiusa senza uno straccio
di verità condivisa, non tanto perché i fatti
non parlassero chiaro, quanto piuttosto perché le
convenienze della politica di quelle verità non avevano
bisogno, se non addirittura avevano paura. Siamo il paese
che, nel nome della storia piegata alle convenienze del
presente, ha espresso un consulente parlamentare di nome
Scaramella. E siamo il paese nel quale il caso Moro, per
citarne uno tra i tanti, si rilegge a targhe alterne per
legittimare (o delegittimare) politici del passato e per
giustificare scelte politiche dell'oggi. Fossi un parente
di una vittima, mi assocerei alle parole di elogio del presidente
Napoletano ma, nel contempo, direi che una giornata del
genere può avere valore solo se associata al silenzio
e al rispetto. Mi auguro di sbagliarmi, ma temo che così
non sarà. Che ogni 9 maggio – giorno dell'uccisione
di Aldo Moro scelta come data-simbolo – brigatismo,
stragismo e quant'altro saranno riletti e raccontati a seconda
delle esigenze del momento e a seconda di chi sarà
in maggioranza o minoranza. E allora queste “verità”
da cortigiani saranno ancora più nocive delle bugie.