gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

Ma sui diritti umani siamo tutti uguali

 

È difficile, vedendo le immagini dei militari britannici tenuti prigionieri in Iran, non provare indignazione, soprattutto di fronte a “confessioni” e quant'altro estorte con la forza e la pressione psicologica. Immagini che richiamano quei tanti video disperati che abbiamo tristemente imparato a conoscere in questi anni di “lotta al terrorismo” e che hanno, quali progenitori, i filmati della televisione irachena all'epoca della prima guerra del Golfo, quando i prigionieri venivano esibiti da Saddam Hussein quali macabri trofei. Guerra psicologica e propaganda ieri; guerra psicologica e propaganda oggi. Il “prigioniero” mostrato in pubblico a dimostrazione della forza del carceriere, quale strumento di ricatto nei confronti della controparte e quale volano di consenso interno. Di fronte alla sua gente e a tutti coloro che lottano contro gli “occ upanti” anglo-americani (o crociati e sionisti, a seconda delle versioni) oggi Ahmadinejad appare come più autorevole e credibile, simbolo di una riscossa possibile dopo tante umiliazioni. Comunque vada, dal suo punto di vista, il presidente iraniano ha già riscosso un grande successo. Con occhi diversi, al contrario, è difficile non provare rifiuto verso pratiche e metodi che non siano rispettosi della dignità umana e trasformano, loro malgrado, dei poveri cristi in pedine destinate ad essere schiacciate in meccanismi enormemente più grandi di loro. Ma con la stessa indignazione con la quale oggi guardiamo le spericolate mosse di Ahmadinejah dovremmo giudicare il suo collega afghano Karzai i cui servizi segreti tengono segregato Rahmatullah Hanefi, “colpevole” di aver fatto da mediatore per la liberazione di Mastrogiacomo. Karzai non deve sfidare nessuno, perché il suo consenso si regge in gran parte sulle truppe straniere e non ha interesse a far girare filmati. Altrimenti vedremmo il volto, forse impaurito, forse umiliato, di un uomo in catene picchiato e torturato. Vedremmo un'altra persona privata dei suoi diritti, ancora una volta in nome di giochi e strategie di potere. Ma il buio con cui è stato volutamente avvolto Rahmatullah non può farci dimenticare cosa stia accadendo nelle segrete di Kabul. Liberi i militari britannici, dunque, libero Rahmatullah, libero Adjmal Nashkbandi e liberi tutti gli innocenti. Sui diritti umani non si possono fare distinzioni.

E Polis 31 marzo 2007