È difficile, vedendo
le immagini dei militari britannici tenuti prigionieri in
Iran, non provare indignazione, soprattutto di fronte a
“confessioni” e quant'altro estorte con la forza
e la pressione psicologica. Immagini che richiamano quei
tanti video disperati che abbiamo tristemente imparato a
conoscere in questi anni di “lotta al terrorismo”
e che hanno, quali progenitori, i filmati della televisione
irachena all'epoca della prima guerra del Golfo, quando
i prigionieri venivano esibiti da Saddam Hussein quali macabri
trofei. Guerra psicologica e propaganda ieri; guerra psicologica
e propaganda oggi. Il “prigioniero” mostrato
in pubblico a dimostrazione della forza del carceriere,
quale strumento di ricatto nei confronti della controparte
e quale volano di consenso interno. Di fronte alla sua gente
e a tutti coloro che lottano contro gli “occ upanti”
anglo-americani (o crociati e sionisti, a seconda delle
versioni) oggi Ahmadinejad appare come più autorevole
e credibile, simbolo di una riscossa possibile dopo tante
umiliazioni. Comunque vada, dal suo punto di vista, il presidente
iraniano ha già riscosso un grande successo. Con
occhi diversi, al contrario, è difficile non provare
rifiuto verso pratiche e metodi che non siano rispettosi
della dignità umana e trasformano, loro malgrado,
dei poveri cristi in pedine destinate ad essere schiacciate
in meccanismi enormemente più grandi di loro. Ma
con la stessa indignazione con la quale oggi guardiamo le
spericolate mosse di Ahmadinejah dovremmo giudicare il suo
collega afghano Karzai i cui servizi segreti tengono segregato
Rahmatullah Hanefi, “colpevole” di aver fatto
da mediatore per la liberazione di Mastrogiacomo. Karzai
non deve sfidare nessuno, perché il suo consenso
si regge in gran parte sulle truppe straniere e non ha interesse
a far girare filmati. Altrimenti vedremmo il volto, forse
impaurito, forse umiliato, di un uomo in catene picchiato
e torturato. Vedremmo un'altra persona privata dei suoi
diritti, ancora una volta in nome di giochi e strategie
di potere. Ma il buio con cui è stato volutamente
avvolto Rahmatullah non può farci dimenticare cosa
stia accadendo nelle segrete di Kabul. Liberi i militari
britannici, dunque, libero Rahmatullah, libero Adjmal Nashkbandi
e liberi tutti gli innocenti. Sui diritti umani non si possono
fare distinzioni.