Una volta, parlando dei
legami occulti della mafia, il giudice Falcone disse: “chi
tocca questi fili muore”. Chissà se una tale
e amara osservazione possa valere anche per chi, in questi
tempi di guerra globale e dottrina Bush, riporta a casa
sani e salvi gli italiani che hanno avuto la sventura di
essere stati sequestrati. Perché l’agguato
politico mediatico che è scattato contro il governo
italiano fa pensare che, quando non restano vittime sul
campo, altri possano essere uccisi politicamente o moralmente.
O comunque finire sulla graticola e pagare un prezzo salato.
Passi per Mastrogiacomo, che sembra destinato – come
Giuliana Sgrena – ad essere sottoposto a gogna mediatica
perché colpevole di non essersi fatto tagliare la
testa. Ma quello che è più difficile comprendere
è il cerchio concentrico contro coloro i quali hanno
salvato una vita umana con le armi della diplomazia, della
ragionevolezza e della politica. C’è chi è
finito nelle grinfie dei servizi segreti afgani, come il
mediatore di Emergency, chi è stato fatto passare
a livello internazionale come un inaffidabile, come Massimo
D’Alema. E perché? Perché si è
piegato (si sarebbe piegato) alle richieste dei talebani
e avrebbe ceduto ai terroristi. Insomma, i soliti italiani
furbetti e anime belle rispetto agli altri, fieri e inflessibili.
Frasi ad effetto. Peccato averle dette proprio nel giorno
in cui in Iraq gli americani hanno deciso di rilasciare
uno stretto collaboratore di Al Sadr, ossia il “terroris
ta” a capo dell’esercito del Mahdi responsabile,
moralmente e non solo, di molti degli attentati anche mortali
contro i nostri militari a Nassiriya. Qualcuno ha protestato?
O che dire degli israeliani, soliti a scambiare prigionieri
(e nella proporzione di 10 a 1) con i “terroristi”
di Hamas e di Hezbollah quando necessità impone?
La verità è che c’è molta ipocrisia.
Perché si vuol far finta di dimenticare che si è
in guerra e in guerra queste cose accadono. E se vengono
liberati “terroristi” per americani e israeliani
va bene. Gli italiani no. Noi siamo cuore e mandolino, quindi
inaffidabili. Ci sarebbe fin troppo da sorridere se non
avessimo ben presente quali sono i rischi di questi agguati.
E in una repubblica fondata sul ricatto come la nostra non
è dietrologia immaginare qualsiasi scenario. Intercettazioni,
dossier, incidenti diplomatici. E lo sdegno internazionale,
se si è fortunati.