Potrebbe sembrare un paradosso,
ma non lo è. Perché a ben riflettere si può
dir che là dove non ci è arrivato il fotografo
Corona ci ha pensato la magistratura. Del resto, calciatori,
vallette, e “vip” in generale avevano pagato
per difendere la loro privacy e scongiurare la pubblicazione
di scoop scandalistici. Quegli stessi “scoop”
diventati pubblici, perché allegati negli atti giudiziari.
E così abbiamo conosciuto storie di amori, tradimenti,
marchette, scappatelle e ubriacature che i ricattati avevano
cercato di tenere nascoste. Cosa penseranno, adesso, le
vittime, della giustizia? Chi ha fatto loro più del
male? Corona o un sistema che ha fatto sì che vicende
private potessero diventare pubbliche “a norma di
legge”? Non si tratta di fare della demagogia, perché
il discorso è serio. Certo, la fastidiosa impressione
è che il coinvolgimento dei politici abbia trasformato
in urgenza qualcosa che, quando colpiva altre categorie,
veniva liquidata con una scrollata di spalle. Tuttavia provvedimenti
servono. E tutto sommato, nella loro filosofia, il disegno
di legge di Mastella e l'intervento del garante della privacy
vanno in una direzione condivisibile, anche se alcuni eccessi
potrebbero legittimare nuovi bavagli all'informazione. Quindi
è giusto discutere delle norme e anche di nuovi e
più avanzati codici di autoregolamentazione da parte
dei giornalisti. Senza dare la croce a nessuno, ma guardando
alle falle del sistema. A cominciare, appunto, da un codice
di procedura (che la procura di Potenza applica e non ha
inventato) che fino ad ora è sempre stato più
attento alle garanzie degli indagati (cosa sacrosanta) e
molto meno a quello delle vittime. E il diritto/dovere dell'accusa
di portare tutte le prove a sostegno delle proprie tesi
ha fatto il resto. Poi qualche pubblico ministero si è
regolato con professionalità; qualcun altro meno.
E non raramente è capitato che la gogna mediatica
in qualche modo diventasse un ghiotto strumento per legittimare
indagini altrimenti destinate a vivacchiare. Quindi è
bene che la legge tuteli meglio le vittime e la privacy,
evitando che le inchieste si trasformino in tritassassi.
I giornalisti sapranno fare la loro parte, purché
altrettanto la facciano magistrati, investigatori e politici.
La legalità, in fin dei conti, si ottiene anche sapendo
tutelare la dignità.