gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

Si difenda la legalità tutelando la dignità

 

Potrebbe sembrare un paradosso, ma non lo è. Perché a ben riflettere si può dir che là dove non ci è arrivato il fotografo Corona ci ha pensato la magistratura. Del resto, calciatori, vallette, e “vip” in generale avevano pagato per difendere la loro privacy e scongiurare la pubblicazione di scoop scandalistici. Quegli stessi “scoop” diventati pubblici, perché allegati negli atti giudiziari. E così abbiamo conosciuto storie di amori, tradimenti, marchette, scappatelle e ubriacature che i ricattati avevano cercato di tenere nascoste. Cosa penseranno, adesso, le vittime, della giustizia? Chi ha fatto loro più del male? Corona o un sistema che ha fatto sì che vicende private potessero diventare pubbliche “a norma di legge”? Non si tratta di fare della demagogia, perché il discorso è serio. Certo, la fastidiosa impressione è che il coinvolgimento dei politici abbia trasformato in urgenza qualcosa che, quando colpiva altre categorie, veniva liquidata con una scrollata di spalle. Tuttavia provvedimenti servono. E tutto sommato, nella loro filosofia, il disegno di legge di Mastella e l'intervento del garante della privacy vanno in una direzione condivisibile, anche se alcuni eccessi potrebbero legittimare nuovi bavagli all'informazione. Quindi è giusto discutere delle norme e anche di nuovi e più avanzati codici di autoregolamentazione da parte dei giornalisti. Senza dare la croce a nessuno, ma guardando alle falle del sistema. A cominciare, appunto, da un codice di procedura (che la procura di Potenza applica e non ha inventato) che fino ad ora è sempre stato più attento alle garanzie degli indagati (cosa sacrosanta) e molto meno a quello delle vittime. E il diritto/dovere dell'accusa di portare tutte le prove a sostegno delle proprie tesi ha fatto il resto. Poi qualche pubblico ministero si è regolato con professionalità; qualcun altro meno. E non raramente è capitato che la gogna mediatica in qualche modo diventasse un ghiotto strumento per legittimare indagini altrimenti destinate a vivacchiare. Quindi è bene che la legge tuteli meglio le vittime e la privacy, evitando che le inchieste si trasformino in tritassassi. I giornalisti sapranno fare la loro parte, purché altrettanto la facciano magistrati, investigatori e politici. La legalità, in fin dei conti, si ottiene anche sapendo tutelare la dignità.

E Polis 18 marzo 2007