gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

Trattativa e bombe, il binomio impossibile

 

Se fosse lecito fare un paragone medico, si potrebbe dire che la prognosi è ancora riservata, ma il passar delle ore induce i dottori ad un cauto ottimismo. Segno che, dopo le prime ore di angoscia, la vicenda del rapimento di Daniele Mastrogiacomo sembra far trasparire i primi spiragli di luce. Ed infatti la giornata di ieri, tutto sommato, può essere giudicata positiva. Anzitutto per una ragione fondamentale: il pericolo maggiore – adesso si può dire - era rappresentato dalle primissime ore. Perché non si poteva escludere che il giornalista fosse finito nelle mani di una componente che ritenesse utile sbarazzarsi dell'ostaggio dopo un processo sommario, utilizzando il sequestro non tanto in chiave esterna (per avviare una trattativa o fare pressioni sulla Nato) quanto piuttosto in chiave interna, ossia galvanizzando con una vittima gli afghani inferociti contro gli occidentali e sempre piùinclini a simpatizzare con i taliban. Ora questa fase sembra superata e i comunicati dei taliban ma, soprattutto la testimonianza dei giornalisti pakistani, fanno pensare che i seguaci del mullah Omar stiano pensando di utilizzare al meglio l'ostaggio, per ottenere un qualche risultato. Se così fosse (come sembra) sarebbe già un buon risultato, dal momento che è tutto interesse dei sequestratori avere cura di Mastrogiacomo e non far lui del male. Ovviamente la falsa accusa di spionaggio va letta non solo come l'accusa che possa legittimare il rapimento (i taliban non si considerano ovviamente un gruppo di banditi) ma soprattutto come un possibile alibi da utilizzare se la trattativa non andasse in porto: uccidere una “spia” non comporterebbe alcun prezzo né in termini di immagine, né di consenso rispetto all'opinione pubblica che guarda con favore i taliban. E adesso? Mai come in questo caso le previsioni sono difficili. Ed è al momento un'illazione pensare che gli eredi del mullah Omar siano orientati a liberare Mastrogiacomo in cambio di altri prigionieri, a cominciare dai due loro portavoce, recentemente arrestati. Quello che è certo è che gli equilibri sono molto precari. Del resto, come detto, la trattativa si dovrebbe svolgere in zona di guerra, nel mezzo di un'offensiva militare ed è stato un miracolo se l'altro giorno sia stato scongiurato un blitz degli inglesi. Forse, l'altro aspetto è proprio questo: l'escalation militare. Molto dipenderà anche dal campo di battaglia. Nel frattempo Sismi e uomini di “buona volontà” hanno attivato tutti i canali. Nella speranza di trattare e di salvare Mastrogiacomo, proprio facendo ricorso a quel metodo tanto inviso ai falchi americani e ai loro portavoce.

E Polis 9 marzo 2007