Se fosse
lecito fare un paragone medico, si potrebbe dire che la
prognosi è ancora riservata, ma il passar delle ore
induce i dottori ad un cauto ottimismo. Segno che, dopo
le prime ore di angoscia, la vicenda del rapimento di Daniele
Mastrogiacomo sembra far trasparire i primi spiragli di
luce. Ed infatti la giornata di ieri, tutto sommato, può
essere giudicata positiva. Anzitutto per una ragione fondamentale:
il pericolo maggiore – adesso si può dire -
era rappresentato dalle primissime ore. Perché non
si poteva escludere che il giornalista fosse finito nelle
mani di una componente che ritenesse utile sbarazzarsi dell'ostaggio
dopo un processo sommario, utilizzando il sequestro non
tanto in chiave esterna (per avviare una trattativa o fare
pressioni sulla Nato) quanto piuttosto in chiave interna,
ossia galvanizzando con una vittima gli afghani inferociti
contro gli occidentali e sempre piùinclini a simpatizzare
con i taliban. Ora questa fase sembra superata e i comunicati
dei taliban ma, soprattutto la testimonianza dei giornalisti
pakistani, fanno pensare che i seguaci del mullah Omar stiano
pensando di utilizzare al meglio l'ostaggio, per ottenere
un qualche risultato. Se così fosse (come sembra)
sarebbe già un buon risultato, dal momento che è
tutto interesse dei sequestratori avere cura di Mastrogiacomo
e non far lui del male. Ovviamente la falsa accusa di spionaggio
va letta non solo come l'accusa che possa legittimare il
rapimento (i taliban non si considerano ovviamente un gruppo
di banditi) ma soprattutto come un possibile alibi da utilizzare
se la trattativa non andasse in porto: uccidere una “spia”
non comporterebbe alcun prezzo né in termini di immagine,
né di consenso rispetto all'opinione pubblica che
guarda con favore i taliban. E adesso? Mai come in questo
caso le previsioni sono difficili. Ed è al momento
un'illazione pensare che gli eredi del mullah Omar siano
orientati a liberare Mastrogiacomo in cambio di altri prigionieri,
a cominciare dai due loro portavoce, recentemente arrestati.
Quello che è certo è che gli equilibri sono
molto precari. Del resto, come detto, la trattativa si dovrebbe
svolgere in zona di guerra, nel mezzo di un'offensiva militare
ed è stato un miracolo se l'altro giorno sia stato
scongiurato un blitz degli inglesi. Forse, l'altro aspetto
è proprio questo: l'escalation militare. Molto dipenderà
anche dal campo di battaglia. Nel frattempo Sismi e uomini
di “buona volontà” hanno attivato tutti
i canali. Nella speranza di trattare e di salvare Mastrogiacomo,
proprio facendo ricorso a quel metodo tanto inviso ai falchi
americani e ai loro portavoce.