Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema,
che è uomo di mondo, lo sa benissimo e, probabilmente,
lo ha anche messo in conto. In un paese a sovranità
limitata come il nostro, disturbare troppo il manovratore
non è mai salutare. Si rischia di finire impallinati
in Parlamento, oppure di essere additati dalla stampa internazionale
- una parte di essa - come amici dei terroristi o addirittura
di essere sbertucciati quali incauti o ipocriti per aver
detto che sulla morte di Nicola Calipari “la domanda
di verità e di giustizia non ha avuto risposte adeguate”.
Parole che illustrano una realtà fin troppo evidente
e sotto gli occhi di tutti; convinzione espressa financo
con parole misurate. Ma dire l'ovvio, quando ciò
infastidisce il manovratore, è come bestemmiare.
Ed ecco che puntuali i missionari del verbo d'Oltreoceano
hanno riversato su D'Alema di tutto e di più. Anzi,
meglio sarebbe dire, hanno riproposta la solita solfa: l'Italia
ha ingrassato le tasche dei terroristi pagando per la liberazione
dei nostri ostaggi; l'Italia ha cercato di fare la furba
con gli americani, trattando senza chiedere il permesso;
la liberazione dei nostri connazionali sequestrati in Iraq
è stata una gigantesca operazione di marketing politico
che unì maggioranza e opposizione; con questo atteggiamento
l'Italia non si è resa credibile nella lotta al terrorismo
e - ultima - ovviamente il soldato che sparò e uccise
Nicola Calipari e ferì Giuliana Sgrena, non poteva
aver alcuna colpa, tant'è che il suo rinvio a giudizio
per omicidio è assurdo.
Una campagna, che si potrebbe definire oscura se non fosse
fin troppo chiara, che va avanti ininterrottamente da due
anni. Con le solite vestali della divinità del Pentagono
pronte a starnazzare ad ogni parola poco in linea e a svolgere
il proprio ruolo di pressione sia in concomitanza del processo,
sia a monito futuro, nel caso qualche sconsiderato volesse
ancora disturbare i manovratori. Niente male, come azione
di influenza e di intossicazione dell'opinione pubblica:
in fin dei conti gli italiani se la sono andata a cercare
ed ora con quale coraggio si lamentano? Il messaggio è
lì, sotto gli occhi di tutti. E guai ad affermare
il contrario. Quei continui starnazzi significano che non
bisogna tirare troppo la corda. Colpiscine uno per educarne
cento era uno slogan dei brigatisti. Chissà se nel
frattempo è diventato il verbo dei mandanti delle
vestali.