gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

La sovranità limitata e le italiche vestali

 

Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, che è uomo di mondo, lo sa benissimo e, probabilmente, lo ha anche messo in conto. In un paese a sovranità limitata come il nostro, disturbare troppo il manovratore non è mai salutare. Si rischia di finire impallinati in Parlamento, oppure di essere additati dalla stampa internazionale - una parte di essa - come amici dei terroristi o addirittura di essere sbertucciati quali incauti o ipocriti per aver detto che sulla morte di Nicola Calipari “la domanda di verità e di giustizia non ha avuto risposte adeguate”. Parole che illustrano una realtà fin troppo evidente e sotto gli occhi di tutti; convinzione espressa financo con parole misurate. Ma dire l'ovvio, quando ciò infastidisce il manovratore, è come bestemmiare. Ed ecco che puntuali i missionari del verbo d'Oltreoceano hanno riversato su D'Alema di tutto e di più. Anzi, meglio sarebbe dire, hanno riproposta la solita solfa: l'Italia ha ingrassato le tasche dei terroristi pagando per la liberazione dei nostri ostaggi; l'Italia ha cercato di fare la furba con gli americani, trattando senza chiedere il permesso; la liberazione dei nostri connazionali sequestrati in Iraq è stata una gigantesca operazione di marketing politico che unì maggioranza e opposizione; con questo atteggiamento l'Italia non si è resa credibile nella lotta al terrorismo e - ultima - ovviamente il soldato che sparò e uccise Nicola Calipari e ferì Giuliana Sgrena, non poteva aver alcuna colpa, tant'è che il suo rinvio a giudizio per omicidio è assurdo.
Una campagna, che si potrebbe definire oscura se non fosse fin troppo chiara, che va avanti ininterrottamente da due anni. Con le solite vestali della divinità del Pentagono pronte a starnazzare ad ogni parola poco in linea e a svolgere il proprio ruolo di pressione sia in concomitanza del processo, sia a monito futuro, nel caso qualche sconsiderato volesse ancora disturbare i manovratori. Niente male, come azione di influenza e di intossicazione dell'opinione pubblica: in fin dei conti gli italiani se la sono andata a cercare ed ora con quale coraggio si lamentano? Il messaggio è lì, sotto gli occhi di tutti. E guai ad affermare il contrario. Quei continui starnazzi significano che non bisogna tirare troppo la corda. Colpiscine uno per educarne cento era uno slogan dei brigatisti. Chissà se nel frattempo è diventato il verbo dei mandanti delle vestali.

E Polis 5 marzo 2007