Non penso, a questo punto, che
qualcuno possa avere più dubbi: i "movimentisti"
che si erano organizzati per costruire il "partito
comunista politico- militare", tutto erano fuorché
isolati. E così, mentre all'arresto degli assassini
di D'Antona e Biagi - i militanti delle Br-Pcc - si
registrò qualche mugugno o poco più, adesso non mancano
le espressioni di solidarietà e in quell'area "grigia"
dell'estremismo antagonista c'è chi si straccia le
vesti. Un segnale chiarissimo. Anzi, un segnale preoccupante,
che dimostra come la cosiddetta "seconda posizione"
sia stata (o peggio sia ancora) capace di sintonizzarsi
su alcuni umori o spinte delle "masse popolari",
fino ad interpretarne bisogni e voglia di riscatto.
Cosa che i "militaristi" delle Br-Pcc, con i loro
integralismi, erano incapaci di fare. In questa prospettiva,
con maggiore forza deve essere sottolineato il subdolo
pericolo di una tale impostazione, perché la scelta
degli eversori di essere "dentro" le lotte sociali
e sindacali e da esse far scaturire un programma politico
espressione delle aspettative del "proletariato"
ha rischiato e rischia ancora di penetrare in profondità.
La presenza di giovani e giovanissimi, così attratti
dal fascino rivoluzionario, è un inquietante campanello
d'allarme. Così come devono essere lette tra le righe
le parole di Vincenzo Sisi, il quale dichiarandosi prigioniero
politico, ha respinto l'immagine del "terrorista infiltrato"
nella Cgil, rivendicando il suo impegno nel "costruire
il sindacato" in fabbrica. Come dire che il sindacalismo
e la rivoluzione devono andare di pari passo. E la
sua scelta fa capire - sarebbe perfettamente coerente.
Ecco i motivi delle tessere della Cgil e la lucida scelta
di annidarsi dentro il sindacato. Bisogna stare attenti,
perché la linea movimentista non è stupida. Anzi.
A guardar bene, la stessa scelta degli obiettivi (con
l'eccezione di Ichino) segue la logica dei vecchi
gruppi di "contropotere", ossia i giustizieri
proletari. Il dirigente di fabbrica, lo sfruttatore
di extracomunitari, il fascista, il giornalista reazionario.
Quanti avrebbero applaudito se un "nemico del
popolo" fosse stato gambizzato? Quanta simpatia avrebbero
riscosso con i sapiente uso della "propaganda
armata"? Molta. O quanto basta per far crescere
il consenso intorno all'organizzazione eversiva. Non è
difficile percepire questi umori. Questa l'insidia, questi
i rischi di inquinamento di lotte politiche e sociali.
Ma guai a leggere strumentalmente come si sta facendo
per Vicenza - questi rischi. Altrimenti, criminalizzando
a vanvera, si fa il gioco del partito armato.