gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

Sono più intelligenti, quindi più insidiosi

 

Non penso, a questo  punto, che qualcuno possa avere più dubbi: i  "movimentisti" che si  erano organizzati per costruire il "partito comunista politico- militare", tutto erano fuorché isolati. E così, mentre all'arresto  degli assassini di D'Antona e Biagi - i militanti delle Br-Pcc - si  registrò qualche mugugno o poco più, adesso non mancano le espressioni  di solidarietà e in quell'area "grigia" dell'estremismo antagonista c'è  chi si straccia le vesti. Un segnale chiarissimo. Anzi, un segnale  preoccupante, che dimostra come la cosiddetta "seconda posizione" sia  stata (o peggio sia ancora) capace di sintonizzarsi su alcuni umori o  spinte delle "masse popolari", fino ad interpretarne bisogni e voglia  di riscatto. Cosa che i "militaristi" delle Br-Pcc, con i loro  integralismi, erano incapaci di fare. In questa prospettiva, con  maggiore forza deve essere sottolineato il subdolo pericolo di una tale  impostazione, perché la scelta degli eversori di essere "dentro" le lotte sociali e sindacali e da esse far scaturire un programma politico  espressione delle aspettative del "proletariato" ha rischiato e rischia  ancora di penetrare in profondità. La presenza di giovani e  giovanissimi, così attratti dal fascino rivoluzionario, è un  inquietante campanello d'allarme. Così come devono essere lette tra le  righe le parole di Vincenzo Sisi, il quale dichiarandosi prigioniero politico, ha respinto l'immagine del "terrorista infiltrato" nella  Cgil, rivendicando il suo impegno nel "costruire il sindacato" in  fabbrica. Come dire che il sindacalismo e la rivoluzione devono andare  di pari passo. E la sua scelta fa capire - sarebbe perfettamente  coerente. Ecco i motivi delle tessere della Cgil e la lucida scelta di  annidarsi dentro il sindacato. Bisogna stare attenti, perché la linea  movimentista non è stupida. Anzi. A guardar bene, la stessa scelta  degli obiettivi (con l'eccezione di Ichino) segue la logica dei vecchi  gruppi di "contropotere", ossia i giustizieri proletari. Il dirigente  di fabbrica, lo sfruttatore di extracomunitari, il fascista, il  giornalista reazionario. Quanti avrebbero applaudito se un "nemico del  popolo" fosse stato gambizzato? Quanta simpatia avrebbero riscosso con i  sapiente uso della "propaganda armata"? Molta. O quanto basta per  far crescere il consenso intorno all'organizzazione eversiva. Non è  difficile percepire questi umori. Questa l'insidia, questi i rischi di  inquinamento di lotte politiche e sociali. Ma guai a leggere  strumentalmente come si sta facendo per Vicenza - questi rischi.  Altrimenti, criminalizzando a vanvera, si fa il gioco del partito  armato.

E Polis 16 febbraio 2007