Solo
chi ha voluto chiudere gli occhi ed ignorare i segnali
che, puntuali, si sono manifestati negli ultimi anni,
oggi può meravigliarsi della scoperta di tre nuclei
brigatisti “movimentisti”, pronti a portare
avanti il loro progetto armato. Eppure era chiaro ed era
stato dichiarato nei documenti semiclandestini che c’era
in atto un nuovo processo eversivo che puntava ad infiltrarsi
nelle lotte sociali e sindacali per far ripartire quel
progetto “lotta-armatista” che si era arenato
con la sconfitta dei “militaristi” delle Br-Pcc,
accusate dei loro “cugini” di voler fare la
rivoluzione isolati dalle “masse popolari”.
E proprio lì, quindi, si insediava il nuovo pericolo
sul quale vigilare ed alzare il livello di guardia. Personalmente,
già nei mesi scorsi denunciando i rischi di un
ritorno brigatista avevo paragonato questa fase al 1998,
quando le Br-Pcc, allora considerate una sigla del passato,
si preparavano a tornare e a uccidere un innocente, Massimo
D’Antona. Paragone che si è dimostrato drammaticamente
azzeccato, dal momento che il professor Ichino era nuovamente
diventato un bersaglio. Forse da “gambizzare”
o forse da “fare fuori”. Per fortuna, questa
volta si è arrivati in tempo. Ci siamo risparmiati,
al momento, un’altra pagina di sangue. E di questo
non si può che essere lieti e ringraziare coloro
i quali, con indagini assai difficili, hanno sgominato
il gruppo eversivo che aveva in “Aurora” una
lucida rivista clandestina di riferimento, potenzialmente
capace di essere un grosso volano di reclutamento. Ma
ancora una volta è stata la magistratura ad affrontare
un problema che altri avevano nuovamente sottovalutato,
come fu nei mesi che precedettero l’omicidio di
Marco Biagi. Perché in questo paese o si ignora,
o si strumentalizza. Nemmeno l’eredità degli
anni di piombo è riuscita a costruire una vera
cultura della prevenzione. Tutto bene
dunque? Sì, ma per l’immediato. Perché
bisogna avere la consapevolezza che il “brigatismo”
è un fenomeno che non si è del tutto esaurito
politicamente. Anzi “movimentisti” della seconda
posizione sono in grado di cogliere umori e insofferenze
sui quali veicolare un nuovo reclutamento. Gli arrestati
non erano degli isolati. Non pesci del mare eversivo,
ma nemmeno pesci morti per asfissia. C’è
da riflettere e agire. Altrimenti la vittoria di oggi
potrebbe tramutarsi nella sconfitta di domani.