gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

Liberiamo il calcio dalla mafia dei violenti

 

Rabbia. Sgomento. Dolore. E soprattutto incredulità di fronte ad una morte così assurda e di fronte a scene di violenza che nemmeno una condizione preinsurrezionale potrebbe giustificare. E invece era una partita di calcio. Un semplice, miserabile, maledetta partita di calcio. Di quel calcio ormai nelle mani di gruppi di delinquenti organizzati - colletti bianchi o ultras che siano - che ha imboccato l'inesorabile deriva del suo decadimento, da passione popolare a luogo di affari, ricatti, minacce e violenza.
Solo pochi giorni orsono, in un campetto periferico della Calabria, il dirigente di una squadra dilettantistica, andato per seguire la sua passione, è tornato a casa in una bara. Oggi si piange la morte di un ispettore di polizia, Filippo Raciti, colpito al volto da una bomba carta. Una bomba carta, di quelle che noi sempre più tolleriamo come armamentario “folkloristico” degli ultras e che - al contrario - si trasformano in micidiali strumenti di morte. Una bomba - vorrei aggiungere - senza “alibi”, visti alcuni penosi tentativi posticci di dare la colpa degli incidenti ad un arbitro inadeguato, come se chi è uscito di casa con questi ordigni nel sacco avesse capacità divinatorie e fosse in grado di prevedere cosa sarebbe accaduto. La verità è che si esce armati per andare allo stadio e non si può dare solo la colpa alle televisioni o a “calciopoli” se gli spalti sono - inevitabilmente - sempre più vuoti. Famiglie, bambini, tifo si spensierati. Ma per carità. Gli ultimi anni ci hanno regalato odio, razzismo, botte e un giro di vite nei regolamenti che hanno cercato di contenere, senza riuscirci fino in fondo, la violenza. Il commissario straordinario Pancalli, adesso, ha deciso di sospendere i campionati. Decisione saggia e opportuna. Ma questa volta non basta. Il problema va affrontato fino in fondo, utilizzando tutti gli strumenti legislativi esistenti e, forse, ipotizzandone di nuovi. Perché non ci sarà pace finché il calcio non verrà bonificato dai delinquenti organizzati che, come tante mafie, hanno fatto degli stadi i loro territori di conquista. Non ci sarà pace fino a quando anche un solo tifoso continuerà a girare impunemente con una bomba carta in tasca. Non ci sarà pace fino a quando non ci sbarazzeremo per davvero dei faccendieri e dei professionisti del tifo, che da tutto sono mossi fuorché da vera passione sportiva. Si vada fino in fondo. Qui il garantismo non c'entra nulla. Si tratta di civiltà e di democrazia. Si tratta di non assistere con le mani in mano di fronte ad uno strapotere di tipo mafioso che oggi ha ucciso un poliziotto. Un innocente.

E Polis 4 febbraio 2007