Rabbia.
Sgomento. Dolore. E soprattutto incredulità di
fronte ad una morte così assurda e di fronte a
scene di violenza che nemmeno una condizione preinsurrezionale
potrebbe giustificare. E invece era una partita di calcio.
Un semplice, miserabile, maledetta partita di calcio.
Di quel calcio ormai nelle mani di gruppi di delinquenti
organizzati - colletti bianchi o ultras che siano - che
ha imboccato l'inesorabile deriva del suo decadimento,
da passione popolare a luogo di affari, ricatti, minacce
e violenza.
Solo pochi giorni orsono, in un campetto periferico della
Calabria, il dirigente di una squadra dilettantistica,
andato per seguire la sua passione, è tornato a
casa in una bara. Oggi si piange la morte di un ispettore
di polizia, Filippo Raciti, colpito al volto da una bomba
carta. Una bomba carta, di quelle che noi sempre più
tolleriamo come armamentario “folkloristico”
degli ultras e che - al contrario - si trasformano in
micidiali strumenti di morte. Una bomba - vorrei aggiungere
- senza “alibi”, visti alcuni penosi tentativi
posticci di dare la colpa degli incidenti ad un arbitro
inadeguato, come se chi è uscito di casa con questi
ordigni nel sacco avesse capacità divinatorie e
fosse in grado di prevedere cosa sarebbe accaduto. La
verità è che si esce armati per andare allo
stadio e non si può dare solo la colpa alle televisioni
o a “calciopoli” se gli spalti sono - inevitabilmente
- sempre più vuoti. Famiglie, bambini, tifo si
spensierati. Ma per carità. Gli ultimi anni ci
hanno regalato odio, razzismo, botte e un giro di vite
nei regolamenti che hanno cercato di contenere, senza
riuscirci fino in fondo, la violenza. Il commissario straordinario
Pancalli, adesso, ha deciso di sospendere i campionati.
Decisione saggia e opportuna. Ma questa volta non basta.
Il problema va affrontato fino in fondo, utilizzando tutti
gli strumenti legislativi esistenti e, forse, ipotizzandone
di nuovi. Perché non ci sarà pace finché
il calcio non verrà bonificato dai delinquenti
organizzati che, come tante mafie, hanno fatto degli stadi
i loro territori di conquista. Non ci sarà pace
fino a quando anche un solo tifoso continuerà a
girare impunemente con una bomba carta in tasca. Non ci
sarà pace fino a quando non ci sbarazzeremo per
davvero dei faccendieri e dei professionisti del tifo,
che da tutto sono mossi fuorché da vera passione
sportiva. Si vada fino in fondo. Qui il garantismo non
c'entra nulla. Si tratta di civiltà e di democrazia.
Si tratta di non assistere con le mani in mano di fronte
ad uno strapotere di tipo mafioso che oggi ha ucciso un
poliziotto. Un innocente.