gli articoli di Gianni Cipriani


 


Quel clima così brutto dell’Italia prigioniera dell’odio


Parliamo del G8 di Genova. Quello della città devastata dai black-bloch e dai picchiatori dell’antagonismo più duro; quello delle cariche indiscriminate, delle torture di Bolzaneto e della Diaz; quello della morte di Carlo Giuliani. Una pagina nera, le cui responsabilità vanno ricercate anzitutto tra coloro che cercavano e volevano lo scontro, indipendentemente da quale parte della barricata fossero. Non voglio fare del facile allarmismo, ma di quel clima ne sento l’odore. O meglio, mi sembra che sulla tavola ci siano i medesimi ingredienti. Da un lato la voglia di ordine e sicurezza, la tolleranza zero, il pugno duro e il decisionismo di chi deve dimostrare che da ora in poi “non si scherza”. Da un altro lato la tentazione di “capitalizzare” l’intolleranza per guadagnare nuovi spazi politici o addirittura fisici. Dall’altro lato ancora chi si oppone, ma poiché non si sente rappresentato nelle sedi istituzionali, pensa che qualche molotov sia più efficace di dibattiti o del confronto parlamentare e che la “militanza” – intesa come presenza in piazza – è l’unica risposta. Non credo proprio di sbagliarmi. Il rinfaccio delle colpe, la minimizzazione degli episodi o il furbo tentativo di ricavare qualche vantaggio immediato non aiutano. Anzi, aggravano la deriva. Mi permetto di consigliare a tutti maggiore serietà e responsabilità. L’Italia è una Nazione, non un plastico dove giocare ai soldatini. Non vorrei proprio dover raccontare di qualche morto. A Napoli, a Roma o in una qualsiasi piazza o università di questo paese prigioniero dell’odio, della paura e dell’intolleranza.