gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

La legalità dimezzata e il trionfo della legalità dei potenti


Nei giorni scorsi pensavo che se fossi stato un boss mafioso, un camorrista o un faccendiere “furbetto” impelagato nei più loschi traffici, non avrei potuto non rallegrarmi della piega che ha preso il dibattito sulla sicurezza. E sui parametri con i quali sembra che ora si giudichi la legalità. Beninteso, le elezioni e la tardiva riabilitazione dei “sindaci sceriffi” hanno dimostrato quanto questo problema sia sentito e come, nella vita quotidiana, soprattutto i ceti popolari siano costretti a convivere con situazioni di degrado e di pericolo. E tuttavia il fatto che a Napoli dietro gli assalti ai campi rom ci sia anche la mano dei clan camorristici o che una spedizione punitiva contro un insediamento di nomadi avvenuta alcuni mesi fa a Roma sia stata organizzata da pregiudicati e spacciatori della zona, la dice lunga. L’illegalità si combatte con la legalità, non legittimando nuove illegalità. In secondo luogo, sarebbe bene agire partendo dal fatto che la legalità non è un’astrazione, ma un complesso di cose, che devono necessariamente stare assieme. Altrimenti il legittimo e giusto allarme sociale sulla micro-criminalità può trasformarsi nella silenziosa resa nei confronti di un malaffare che altrettanti danni e degrado provoca al paese. Le democrazie avanzate sono tali perché non prevedono la giustizia fai da te o le scorciatoie. Un paese avanzato è quello che sa affrontare con durezza e autorevolezza l’illegalità. Da chi spaccia sotto le nostre case, ai ladri, ai mafiosi, ai faccendieri. Perché la legalità dimezzata sarebbe solo il trionfo dell’illegalità dei furbi.