Parliamoci chiaro. In questo secondo turno elettorale
solamente una sfida contava veramente: il comune di Roma.
Sfida definita, per il suo significato politico e simbolico,
“la madre di tutti i ballottaggi”, in grado
di completare la vittoria del Pdl e, al suo opposto, di
rendere ancora più acuta e politicamente drammatica
la sconfitta della ormai ex coalizione di centrosinistra.
Così è stato. Ma qualche altra notazione è
utile per meglio riflettere non solo sulla vittoria di Alemanno,
ma sul “come” il candidato del Pdl abbia nettamente
battuto Rutelli, nonostante al primo turno fosse stato staccato
di 80 mila voti. I dati sono illuminanti: nonostante il
calo dei votanti, Alemanno ha guadagnato oltre centomila
voti assoluti; Rutelli ne ha persi 90 mila. Segno che l’ex
ministro dell’Agricoltura ha fatto il pieno del suo
elettorato e pescato a piene mani tra chi non lo aveva inizialmente
votato. Rutelli, al contrario, ha assistito allo smottamento
dei voti. Se a questo si aggiunge che in molte sezioni in
cui il candidato del Pd alla provincia, Nicola Zingaretti,
ha prevalso, l’ex sindaco ha perso, allora il voto
indica che la vittoria di Alemanno ha coinciso con una sconfitta
personale di Rutelli. Sarà interessante per tutti
comprenderne le ragioni. Ma adesso, dopo tante parole, è
il momento dei fatti. Alemanno ha promesso di voler essere
il sindaco di tutti i romani. Dichiarazione molto utile
per svelenire un clima che si era fatto insopportabile.
Dal Campodoglio a palazzo Chigi: è l’ora di
rimuovere le barricate e di lavorare nell’interesse
di tutti gli italiani. Di tutti.