gli articoli di Gianni Cipriani


 



Le tragiche fatalità provocate dal
profitto senza regole


Non molto tempo fa, all’indomani del tragico terremoto d’Abruzzo, questo giornale lanciò una campagna di grande successo: “un’etichetta per la casa ”, per chiedere maggiore trasparenza e rigore nei controlli sulla qualità e la stabilità delle case. Oggi, se non suonasse come tragica ironia, dovremmo aggiungere a quella sulle abitazioni un’ulteriore campagna: un’etichetta per i vagoni. Perché una direttiva europea in tema già c’è, ma non è ancora applicata. E allora anche in questo caso morte e distruzioni non possono essere imputate alla sola fatalità, ma anche – se non soprattutto - ad un sistema contorto, complicato ma totalmente inefficace che rende impossibili controlli degni di questo nome e che chiude gli occhi di fronte a manutenzioni che puntualmente non vengono fatte o sono rimandate. Siamo alle solite, verrebbe da dire. Nei trasporti (come per le case) c’è qualcuno che ci guadagna, che ci specula. E qualcuno che muore. E più in generale ci sono tragedie che vengono provocate dall’avidità, dalla voglia di guadagni di pochi furbi e irresponsabili che poi hanno un costo sociale fin troppo grande. Ora occorre fare alcune richieste: che le normative sulla sicurezza nei trasporti siano rigorosamente esaminate e i “buchi neri” (come evidenziamo nella nostra inchiesta) prontamente rimossi; che mai e poi mai in nome del profitto si rinunci a fare manutenzione. E più in generale che i ladri del futuro e delle vite altrui vengano messi nelle condizioni di non nuocere. Ma su quest’ultima ipotesi, purtroppo, non sono ottimista.