La storia è questa: un marocchino, avendone i requisiti,
si è visto rifiutare la domanda di assunzione come
operaio all’Atm di Milano, perché possono essere
accettate solo quelle degli italiani e dei cittadini Ue.
In sede di discussione del ricorso, gli avvocati dell’Atm,
dopo aver ricordato che il trasporto pubblico è strettamente
connesso alla sicurezza (visti anche i pianificati attacchi
da parte degli estremisti islamici al metrò) hanno
sostenuto: “il legame personale del cittadino allo
Stato dà maggiori garanzie in relazione alla sicurezza
e incolumità pubblica”. Giusto, anzi giustissimo.
Condivido appieno e applaudo a questa raffinata interpretazione
della norma. E’ del tutto evidente che un lavoratore
arabo chiuderebbe gli occhi di fronte a un terrorista o,
peggio, potrebbe trasformare un bus in un’autobomba.
E un autista romeno non potrebbe violentare una passeggera?
E un conducente africano a scelta - tanto sono tutti neri
- non potrebbe mandare cattivo odore e attentare alla salute
dei passeggeri peggio di una bomba chimica? Vi fidereste
poi a salire su un mezzo guidato da un messicano che, in
spregio alla sicurezza dei trasporti, potrebbe assopirsi
all’ora della siesta? Un cinese, curdo, libico, turco
o armeno non potrebbe riempire il portabagagli di clandestini?
Di autisti israeliani, indiani, esquimesi, aborigeni, sioux
e giapponesi non saprei cosa dire. Ma non li voglio a prescindere.
Se sono stranieri, allora, non muoveranno un dito, di fronte
a terroristi, violentatori, ladri e rapinatori. Ovvio. Si
studi nelle scuole la dottisima memoria di questi avvocati.
E basta perdere tempo con la Costituzione.