gli articoli di Gianni Cipriani


 



Se nel metrò ci lavorano i marocchini si rischia l’attentato?



La storia è questa: un marocchino, avendone i requisiti, si è visto rifiutare la domanda di assunzione come operaio all’Atm di Milano, perché possono essere accettate solo quelle degli italiani e dei cittadini Ue. In sede di discussione del ricorso, gli avvocati dell’Atm, dopo aver ricordato che il trasporto pubblico è strettamente connesso alla sicurezza (visti anche i pianificati attacchi da parte degli estremisti islamici al metrò) hanno sostenuto: “il legame personale del cittadino allo Stato dà maggiori garanzie in relazione alla sicurezza e incolumità pubblica”. Giusto, anzi giustissimo. Condivido appieno e applaudo a questa raffinata interpretazione della norma. E’ del tutto evidente che un lavoratore arabo chiuderebbe gli occhi di fronte a un terrorista o, peggio, potrebbe trasformare un bus in un’autobomba. E un autista romeno non potrebbe violentare una passeggera? E un conducente africano a scelta - tanto sono tutti neri - non potrebbe mandare cattivo odore e attentare alla salute dei passeggeri peggio di una bomba chimica? Vi fidereste poi a salire su un mezzo guidato da un messicano che, in spregio alla sicurezza dei trasporti, potrebbe assopirsi all’ora della siesta? Un cinese, curdo, libico, turco o armeno non potrebbe riempire il portabagagli di clandestini? Di autisti israeliani, indiani, esquimesi, aborigeni, sioux e giapponesi non saprei cosa dire. Ma non li voglio a prescindere. Se sono stranieri, allora, non muoveranno un dito, di fronte a terroristi, violentatori, ladri e rapinatori. Ovvio. Si studi nelle scuole la dottisima memoria di questi avvocati. E basta perdere tempo con la Costituzione.