Io non so se gli operai morti in Sardegna meritino la medaglia
d’oro al valor civile. Né se qualcuno di loro
sarà mai nominato “alla memoria” cavaliere
del lavoro. Di certo il presidente della Repubblica - così
sensibile sulle questioni sociali - farebbe bene a pensare
ad un riconoscimento formale, alla memoria di questi lavoratori
sardi e, in generale, ai tanti “eroi civili”
che muoiono facendo il loro dovere, né più
né meno di tanti servitori dello Stato ai quali giustamente
- vengono riconosciute medaglie e onorificenze. Perché
i tre asfissiati nella cisterna della Saras hanno cercato
di aiutarsi l’un l’altro. E sicuramente, se
non ci fosse stata quella estrema solidarietà, il
bilancio sarebbe stato meno tragico. Ed è questo
il punto: la triste storia delle morti bianche è
piena di episodi simili, di persone che, nel momento del
pericolo, generosamente cercano di soccorrere i loro compagni,
anche a costo della propria vita. Solidarietà al
posto dell’egoismo. Condivisione, invece di disinteresse.
Un’altra prova sull’esistenza di due Italie
che vivono l’una accanto all’altra. L’Italia
generosa dove ci si aiuta, dove ci si fa carico dei drammi
e dei bisogni degli altri. Dove l’umanità prevale
su tanti altri discorsi. E l’Italia dei furbetti,
delle regole non rispettate, del cinismo e dell’avidità
come regola di vita, anche a costo di provocare lutti e
disastri per egoismo e incoscienza. La prima Italia è
largamente maggioritaria. Ma non riesce a liberarsi della
seconda. E i furbetti soggiogano i generosi. Anzi, proprio
perché sono furbi, prima li soggiogano, poi si fanno
pure applaudire.