Forse
qualcuno ricorda la difficile e benedetta battaglia per
imporre le etichette alle merci e, soprattutto, ai prodotti
alimentari? Il principio era sacrosanto: se io compro
qualcosa - a maggior ragione se finisce nel mio stomaco
- ho il diritto di sapere cosa sto comprando e essere
garantito da un’autorità che certifichi l’etichetta
e ne risponda se c’è qualcosa che non va. E se qualcuno
di noi compra una casa? Avrà diritto o no di sapere cosa
compra, quali materiali siano stati usati, quale è il
grado di esposizione o di protezione alle calamità naturali
e, in ultima instanza, a sapere con chi esattamente riprendersela
se la casa viene giù, siano stati utilizzati materiali
scadenti o siano state aggirate le norme? Qualsiasi persona
di buonsenso penserebbe di sì. E allora, forse, è arrivato
il momento per chiedere che il labirinto giuridico - amministrativo
vengaspianato
e si costruisca al suo posto un’autostrada legislativa
che punti a tre obiettivi: “etichetta ” per
le case di nuova costruzione; “carta d’identità”
per tutti gli edifici; individuazione di un responsabile
per ogni costruzione. Quello di cui hanno bisogno i cittadini,
che è quello che spesso le lobby hanno impedito. Già immagino
tante obiezioni: i principi dei cavilli e i burocrati
del nulla. La verità è che si può fare e si deve fare:
norme chiare, trasparenti e severe. E al diavolo i furbetti,
gli speculatori e le leggi vuote che non ci tutelano