Può
dispiacere - e a me dispiace - che la sola ipotesi che
qualcuno potesse trovare un lavoro a Karol Racz abbia
sollevato rabbia e indignazione. Può dispiacere
- e a me dispiace - che sempre più spesso si sentano
voci critiche o peggio contro la Caritas e altre associazioni
che fanno del bene, “colpevoli” di dare un
piatto di minestra a senza casa, sbandati, immigrati e
nuovi poveri. Può dispiacere, ma non deve meravigliare.
Purtroppo. Perché mentre l’Ocse dice che
è a rischio la nostra coesione sociale, i segnali
di disgregazione ci sono e da tempo. Si tratta con tutta
evidenza di quel meccanismo sociale (e psicologico) per
il quale si ha il bisogno di dare un volto e una rappresentazione
semplificata ai nostri mali, al nostro disagio e alla
nostra rabbia. Il capro espiatorio. E cos’è
che ci turba? Che Racz abbia un lavoro o un immigrato
un piatto di minestra. Come se negare un aiuto o un pezzo
di pane - magicamente - si potesse tradurre nel nostro
benessere. Mecca nismo fin troppo comprensibile, ma sbagliato
e pericoloso. Chi ha provocato la crisi? Chi sta avvelenando
il pianeta? Chi per avidità e voglia di profitti
è la causa prima di morti sul lavoro, di cure mediche
negate in nome del business, chi si è arricchito
sugli sfruttamenti o ingannando i risparmiatori? Chi ha
rubato vite e sequestrato il futuro di milioni di persone?
Negli Stati Uniti il presidente Obama ha dato una risposta
chiara a tutte queste domande. E io credo che ci dovremmo
pensare seriamente. Tutta colpa di Karol Ratz o dei “barboni”?
Io non credo. E fortemente penso che qualcuno ci giochi
e stia prendendo in giro la gente.