gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

La sicurezza e le altre emergenze sulle quali taciamo



Le ultime elezioni, semmai ce ne fosse stato bisogno, hanno dimostrato come la sicurezza sia stata uno dei temi che hanno orientato il voto. Chi è apparso più rigoroso è stato premiato; chi è apparso più lassista, punito. Emergenza sicurezza che è vissuta come allarme sociale, dunque. Come la violenza di Roma, che è diventata l’argomento principale in vista del ballottaggio per il Campidoglio. Ed è opportuno che si discuta di questi argomenti, del degrado, della paura che riguarda fasce vaste della popolazione e che non può essere imputata (nonostante distorsioni comunicative) solo alla facile deriva allarmista dei media. E tuttavia la sicurezza e la legalità sono concetti assai più vasti e chiamano in causa la convivenza civile e il rispetto delle regole. E forse, chi ne ha gli strumenti, avrebbe il dovere il indicare altri allarmi sociali, anche quando non fanno “cassetta”. Solo ieri ci sono stati quattro morti sul lavoro: una strage quotidiana che sempre meno spazio conquista sui giornali e che, con qualche eccezione, provoca indifferenza. Le cifre parlano chiaro: 324 morti solo negli ultimi 4 mesi. Più di due al giorno. Che significa un seguito di vedove, orfani, dolori e problemi economici. Perché accettiamo passivamente questa carneficina? Forse perché non riguarda noi ma solo gli “altri”?O che sia colpa della fatalità piuttosto che della cattiveria? Reagiremmo con la stessa noncuranza a 324 stupri come quello di Roma? La gente che ha paura ha ragione a reclamare più sicurezza. A patto che la paura non diventi l’alibi per farci accettare altre emergenze e ingiustizie non meno gravi.