gli articoli di Gianni Cipriani


 



La crisi ci impone una nuova etica negli affari



Secondo una recentissima analisi dell’intelligence di sua Maestà britannica, poco meno che ignorata da noi, se la crisi economica dovesse continuare ed espandersi su questi binari e a questi ritmi, allora il Regno Unito rischierebbe - in un futuro non così lontano - di essere messo a ferro e a fuoco da moltitudini di manifestanti esasperati. Ho buoni, anzi buonissimi motivi per ritenere che anche l’Italia corra questo rischio. Teorico, ovviamente. Ma non ci vuole la palla di vetro per prevedere che se un Tir ad alta velocità va a sbattere contro un muro, il rischio che qualcuno si faccia male esiste. E in questo momento la crisi è il Tir, mentre ciò che si sta facendo per contrastarla è il muro. Posto che il Tir per ora non si può fermare, l’unica cosa su cui lavorare è il muro: spostarlo più indietro, studiare nuove e sostanziose protezioni per attenuarne l’impatto e così via. E invece mi pare che il muro stia ancora al suo posto, mentre il Tir si avvicina. Uscendo dalla metafora, mi pare che in questi tempi  difficili, accanto ad atteggiamenti responsabili e costruttivi, emerga anche un voglia di “cogliere l’occasione” per aggredire tutele e diritti, rendere i lavoratori sempre meno protetti e approfittare delle difficoltà come alibi per destrutturate un sistema di garanzie, alla ricerca di nuove e selvagge forme di “deregulation” per sfamare l’avidità dei profitti, che poi sono le stesse che ci hanno portato alla crisi. Come ha chiaramente denunciato Barack Obama. La crisi si affronta con nuove regole, una nuova etica negli affari e una rinnovata solidarietà. Altrimenti non ci lamentiamo del probabile e prossimo “botto ”.