Secondo
una recentissima analisi dell’intelligence di sua Maestà
britannica, poco meno che ignorata da noi, se la crisi
economica dovesse continuare ed espandersi su questi
binari e a questi ritmi, allora il Regno Unito
rischierebbe - in un futuro non così lontano - di essere
messo a ferro e a fuoco da moltitudini di manifestanti
esasperati. Ho buoni, anzi buonissimi motivi per
ritenere che anche l’Italia corra questo rischio.
Teorico, ovviamente. Ma non ci vuole la palla di vetro
per prevedere che se un Tir ad alta velocità va a
sbattere contro un muro, il rischio che qualcuno si
faccia male esiste. E in questo momento la crisi è il
Tir, mentre ciò che si sta facendo per contrastarla è il
muro. Posto che il Tir per ora non si può fermare,
l’unica cosa su cui lavorare è il muro: spostarlo più
indietro, studiare nuove e sostanziose protezioni per
attenuarne l’impatto e così via. E invece mi pare che il
muro stia ancora al suo posto, mentre il Tir si
avvicina. Uscendo dalla metafora, mi pare che in questi
tempi difficili, accanto ad atteggiamenti responsabili
e costruttivi, emerga anche un voglia di “cogliere
l’occasione” per aggredire tutele e diritti, rendere i
lavoratori sempre meno protetti e approfittare delle
difficoltà come alibi per destrutturate un sistema di
garanzie, alla ricerca di nuove e selvagge forme di
“deregulation” per sfamare l’avidità dei profitti, che
poi sono le stesse che ci hanno portato alla crisi. Come
ha chiaramente denunciato Barack Obama. La crisi si
affronta con nuove regole, una nuova etica negli affari
e una rinnovata solidarietà. Altrimenti non ci
lamentiamo del probabile e prossimo “botto ”.