gli articoli di Gianni Cipriani


 



Gli spot della politica che alla fine convincono sempre



_Ai più potrà apparire strano, ma alcune tra le più importanti ricerche sociali sulla comunicazione persuasiva, sono state condotte osservando i trucchi e le tecniche utilizzate dai venditori di auto negli Stati Uniti, che erano provetti nel convincere gli indecisi e - spesso e volentieri - riuscivano là dove altri avrebbero fallito. Perché chi sa “vendere”, sa convincere. Riesce a far vibrare quelle corde emotive che poi portano il “bersaglio” (nel caso il potenziale acquirente) a far ciò che i venditori si attendono da lui: comprare. Con lo sviluppo della comunicazione di massa, le difficoltà delle capacità di astrazione derivante dallo strapotere della televisione e il quotidiano bombardamento della propaganda, queste “tecniche” sono state applicate in molti campi, a cominciare dalla politica. Non ora, ma tra qualche lustro sono sicuro che la prestigiosa università di Yale studierà il “caso italiano” dove - sia detto nel senso più tecnico della parola - un venditore e una concessionaria pubblicitaria sono riusciti ad inventare un partito e una leadership, che tanto successo ha avuto ed ha. Oggi la politica è in gran parte comunicazione. E se ci si pensa, la crisi del Pd sta molto nella sua incapacità di saper raggiungere gli elettori con messaggi chiari e comprensibili. Al contrario di Berlusconi. Così va orai, ma resta un problema: è possibile impegnarsi per un futuro - magari non immediato - in cui il ragionamento possa prevalere sugli spot e la consapevolezza sull’emotività? Io dico di sì. Soprattutto perché non devo entrare in politica