gli articoli di Gianni Cipriani


 



Un dolore immenso che merita comunque il rispetto


Morte significa dolore. Quasi sempre almeno. Certo, l’intensità può cambiare, se si tratta di qualcuno che si è spento serenamente, magari in tarda età, o se la morte sia dovuta ad un evento traumatico o drammatico. Ma quasi sempre, anche quando il dolore può essere acuto, chi ha perso qualcuno può nel tempo elaborare il lutto, ossia - per dirla in maniera semplice e poco dotta cercare di farsene una ragione o, meglio, cercare di trovare nuovi equilibri, dare al sé una dimensione diversa, ricostruire il proprio vissuto anche alla luce di quella mancanza. Ma a volte il destino può essere ancora più atroce. Quando la morte o il senso di perdita ci accompagnano giorno per giorno, senza che noi possiamo far nulla per uscire da questa dimensione. E’ il caso - studiato, tra l’altro - dei parenti dei “desaparecidos” o delle persone scomparse. Di coloro che vivono “sospesi” e che, negli anni, non possono liberarsi della morte e poter elaborare il proprio lutto. E’ il caso di chi ha un caro ridotto, da anni e anni, in uno stato simile a quello di Eluana Englaro. Di fronte a questo dolore immane, allora, c’è necessità del silenzio e del rispetto. Indipendentemente dalle nostre convinzioni. Tutte legittime, tutte da rispettare in un paese democratico. Ma oggi l’enorme tragedia ci chiama al silenzio. Domani torneremo a dividerci su un tema che, a questo punto, dovrà essere affrontato. Ma, per favore, ora abbassiamo i toni. Non ci si lanci come avvoltoi sul corpo della povera Eluana per issarci sopra la nostra bandiera. Riflettiamo sulla vita, sulla morte, sui nostri diritti, sulla nostra etica. E basta.