Chi vive a Roma sa che esiste
un’espressione colorita: “buttarla in caciara”,
che si utilizza quando si spezza il filo della discussione
e si sollevano polveroni, con il risultato che alla fine
nessuno sa più di cosa si stia parlando e il caos
lascia il posto al raziocinio. Gli esperti di comunicazione
potrebbero utilizzare altre e più forbite categorie
usate da chi studia le tecniche (e le trappole) della
propaganda. Ma la sostanza è la stessa: “caciara”,
polverone, demagogia, propaganda. Sempre con il fine di
ingannare l’opinione pubblica, lasciare poco spazio
alla mente e ai ragionamenti, banalizzare la complessità
riducendola a slogan, soffiare su paure ed emotività.
Alcuni autorevoli studiosi hanno definito quella attuale
l’era della propaganda, dove la gente è spesso
male informata o sotto-informata e continuamente sottoposta
ad un bombardamento mediatico dal quale non ha scampo.
Analisi forse un po’ troppo severa. Tuttavia il
problema esiste. E si deve decidere se è utile
“investire” affinché l’opinione
pubblica sia sempre più consapevole, o se - al
contrario - è meglio alimentare ignoranza e inconsapevolezza
per meglio farsi gli affari propri. Una democrazia - il
potere del popolo - funziona realmente se è basata
su quello che il professor Sartori chiama il demo- sapere,
ossia la conoscenza dei problemi e una seria informazione.
Senza il demo-sapere la democrazia è più
vuota, ovvero c’è spazio per gli “uomini
della Provvidenza”. Il rischio esiste. Altrimenti
la propaganda continua ci condurrà verso l’ignoranza
e l’autoritarismo.