gli articoli di Gianni Cipriani


 



Propaganda e paure alimentano l’ignoranza dei cittadini


Chi vive a Roma sa che esiste un’espressione colorita: “buttarla in caciara”, che si utilizza quando si spezza il filo della discussione e si sollevano polveroni, con il risultato che alla fine nessuno sa più di cosa si stia parlando e il caos lascia il posto al raziocinio. Gli esperti di comunicazione potrebbero utilizzare altre e più forbite categorie usate da chi studia le tecniche (e le trappole) della propaganda. Ma la sostanza è la stessa: “caciara”, polverone, demagogia, propaganda. Sempre con il fine di ingannare l’opinione pubblica, lasciare poco spazio alla mente e ai ragionamenti, banalizzare la complessità riducendola a slogan, soffiare su paure ed emotività. Alcuni autorevoli studiosi hanno definito quella attuale l’era della propaganda, dove la gente è spesso male informata o sotto-informata e continuamente sottoposta ad un bombardamento mediatico dal quale non ha scampo. Analisi forse un po’ troppo severa. Tuttavia il problema esiste. E si deve decidere se è utile “investire” affinché l’opinione pubblica sia sempre più consapevole, o se - al contrario - è meglio alimentare ignoranza e inconsapevolezza per meglio farsi gli affari propri. Una democrazia - il potere del popolo - funziona realmente se è basata su quello che il professor Sartori chiama il demo- sapere, ossia la conoscenza dei problemi e una seria informazione. Senza il demo-sapere la democrazia è più vuota, ovvero c’è spazio per gli “uomini della Provvidenza”. Il rischio esiste. Altrimenti la propaganda continua ci condurrà verso l’ignoranza e l’autoritarismo.