...Fare gli auguri, molte volte, nasconde una ritualità
ipocrita piuttosto che una sincera speranza. Tanti
auguri. E poi una scrollata di spalle. Altre volte
esistono situazioni nelle quali augurare il bene agli
altri significa anche augurarsi il proprio bene. Sono
momenti spesso difficili nei quali, tuttavia, si
riscoprono alcuni valori accantonati, primo dei quali
quello della solidarietà. Questo Natale è segnato dalla
crisi. Ovviamente - come ben spiega nel suo intervento
Mauro Mazza - non è uguale per tutti: c’è chi resta a
portafoglio pieno e chi si ritrova senza un centesimo.
Chi compra prodotti di marca e chi rinuncia al cenone.
Però l’impressione, questa volta, è che le possibilità
di superare la crisi senza esserne tutti travolti sono
molto più alte se si riscopre l’idea del bene comune e –
appunto - della solidarietà, piuttosto che lanciarsi
nella selvaggia lotta per la sopravvivenza, o
approfittare di questi momenti per arricchirsi (in
pochi) alle spalle di molti. Del resto tanti governi –
con più o meno efficacia, con più o meno convinzione -
hanno compreso che senza interventi pubblici i problemi
rischiano di moltiplicarsi. Io non sono un economista.
Ma ritengo che la filosofia
dell’arricchimento senza limiti, l’economia e la
finanza senza etica siano concezioni da superare.
Sviluppo e giustizia sociale non sono termini
antitetici. Lo pensavo prima della crisi, lo penso a
maggior ragione ora. Per questo i miei auguri sono
davvero sentiti. Auguri a tutti noi, perché uniti e
solidali possiamo farcela. E al diavolo - anche se è
Natale – gli approfittatori e gli egoisti