gli articoli di Gianni Cipriani


 



Un augurio solidale e insieme affrontiamo la crisi


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Fare gli auguri, molte volte, nasconde una ritualità ipocrita piuttosto che una sincera speranza. Tanti auguri. E poi una scrollata di spalle. Altre volte esistono situazioni nelle quali augurare il bene agli altri significa anche augurarsi il proprio bene. Sono momenti spesso difficili nei quali, tuttavia, si riscoprono alcuni valori accantonati, primo dei quali quello della solidarietà. Questo Natale è segnato dalla crisi. Ovviamente - come ben spiega nel suo intervento Mauro Mazza - non è uguale per tutti: c’è chi resta a portafoglio pieno e chi si ritrova senza un centesimo. Chi compra prodotti di marca e chi rinuncia al cenone. Però l’impressione, questa volta, è che le possibilità di superare la crisi senza esserne tutti travolti sono molto più alte se si riscopre l’idea del bene comune e – appunto - della solidarietà, piuttosto che lanciarsi nella selvaggia lotta per la sopravvivenza, o approfittare di questi momenti per arricchirsi (in pochi) alle spalle di molti. Del resto tanti governi – con più o meno efficacia, con più o meno convinzione - hanno compreso che senza interventi pubblici i problemi rischiano di moltiplicarsi. Io non sono un economista. Ma ritengo che la filosofia dell’arricchimento senza limiti, l’economia e la finanza senza etica siano concezioni da superare. Sviluppo e giustizia sociale non sono termini antitetici. Lo pensavo prima della crisi, lo penso a maggior ragione ora. Per questo i miei auguri sono davvero sentiti. Auguri a tutti noi, perché uniti e solidali possiamo farcela. E al diavolo - anche se è Natale – gli approfittatori e gli egoisti