…Milano come Mumbai? Io sarei molto cauto, anche se
comprensibile rileggere le ultime notizie che provengono
dal capoluogo lombardo sull’onda emotiva di quanto
accaduto in India. Al momento, dell’inchiesta milanese
si conosce molto, ma non è ancora possibile avere un
quadro completo per poter fare una valutazione
esaustiva. Dire che la prudenza è d’obbligo mi sembra
più che doveroso. Tuttavia penso che due valutazioni
possano comunque essere fatte. La prima riguarda
al-Qaeda e la tendenza che spesso si ha di riportare
tutte le espressioni del neo-jihadismo nell’orbita
dell’organizzazione di Bin Laden. Nonostante le
indiscrezioni, è difficile pensare che la cellula
milanese potesse avere obbiettivi anche minimamente
organici ad una strategia di tipo qaedista. Altri sono i
bersagli e altre sono le modalità. Diverso è invece il
discorso se esaminiamo la possibilità che in giro per il
Paese ci siano singoli o piccoli gruppi “spontaneisti “,
che in maniera rozza o artigianale possano pianificare
qualche azione contro soft target da realizzare in
maniera più o meno improvvisata. Che ciò possa accadere
è possibile; che ciò sia riconducibile ad una
manifestazione strutturata di qaedismo è assai
improbabile. Basti solo pensare alla potenza di fuoco e
all’organizzazione messa in mostra pochi giorni or sono
dai terroristi di Mumbai. Nessun pericolo dunque? Al
contrario perché singoli fanatici possono essere
imprevedibili e possono uccidere. Ma nello stesso tempo
sarebbe sbagliato pensare che questa vicenda sia
indicativa di un possibile 11 settembre italiano.