Non molto tempo orsono scrissi un editoriale per sostenere che, a mio giudizio, in Italia giravano troppe armi. E che purtroppo - in quei cinque minuti
di follia che possono capitare a chiunque, me compreso, l’arma
poteva trasformare gli uomini in assassini. Un’analisi
ragionevole la quale, infatti, fu largamente condivisa.
Ma che provocò la vibrata protesta di molte
associazioni: dagli amici della pistola, agli amanti del
bersaglio, ai fanatici del grilletto (mai avrei creduto
che ce ne fossero così tante) fino ai teorici della
giustizia fai-da-te. Tutti a dire che avere un’arma era
cosa doverosa e giusta e che le mie parole
criminalizzavano persone perbene e semplici
collezionisti, che avevano la passione delle armi come
altri avrebbero potuta averla di trenini, farfalle o
francobolli. Collezionisti. Peccato che collezionista
(sette armi nella sua vetrinetta) fosse anche il “probo”
signore che nel veronese pochi giorni orsono ha
sterminato la famiglia. Peccato anche che l’Eurispes nel
suo rapporto del 2008 reso noto alcuni giorni orsono, ha
detto che in Italia ci sono 10 milioni di armi
regolarmente denunciate (escluse quelle della
criminalità e del mercato nero) e che ci sono 4 milioni
di famiglie che hanno un’arma in casa. Un “arsenale
bellico parallelo” è stato definito. Giro d’affari? Due
miliardi di euro all’anno. Continuo a pensare che questi
proprietari di armi siano al 99.9% persone perbene. Ma
penso che di armi ne girino troppe. E la cronaca nera,
purtroppo, non smentisce la mia teoria. Anzi, la
rafforza.