gli articoli di Gianni Cipriani


 


Usare le armi impopolari della ragione è sempre un dovere


In un suo celeberrimo saggio titolato “psicologia delle folle”, Gustav Le Bon spiegava come, per il solo fatto di appartenere ad una “folla”, gli uomini scendessero di parecchi gradini la scala della civiltà. Talché una persona ragionevole, riflessiva e, magari, anche colta, in una determinata condizione psicologica potesse trasformarsi  in un istintivo, talora anche barbaro e violento. “Insensibile alle sfumature - scriveva Le Bon sull’uomo-folla - considera le cose in blocco. La semplicità e l’esagerazione dei sentimenti liberano le folle dal dubbio e dall’incertezza”. E ancora: “Poiché la folla è impressionata soltanto dai sentimenti, l’oratore che vuole sedurla deve abusare di dichiarazioni violente. Esagerare, affermare, ripetere e mai tentare di dimostrare alcunché con il ragionamento”.Le Bon scriveva queste cose nel 1895 e, sotto il profilo scientifico, molta strada è stata fatta. Tuttavia l’intuizione di fondo della sua opera era ed è totalmente fondata e condivisibile. Ovviamente ci sono condizioni e circostanze storiche che determinano il maggior o minor peso delle “folle”. Ora siamo in un punto “alto”. Paure, slogan, ragionamenti primitivi e demagogia hanno molto più “appeal” dei ragionamenti articolati, dei distinguo, che sembrano inutili zavorre.
Il problema, allora, è: soffiare in direzione del vento dell’imbarbarimento? Oppure contrapporre alle banalizzazioni dilaganti le meno seducenti armi del raziocinio e del ragionamento? Io credo che la seconda via sia un dovere. Anche quando è più difficile e impopolare.