gli articoli di Gianni Cipriani


 


New press criticata in pubblico ma copiata in privato


Mi raccontava giorni orsono un insigne professore universitario che tra gli studenti che frequentano gli atenei, ben pochi comprano un quotidiano. Nemmeno - sembra un paradosso gli iscritti a Scienze della comunicazione, che si apprestano a diventare i giornalisti e i comunicatori del domani. La stampa gratuita ha cominciato a colmare gradualmente questo vuoto. E man mano che la qualità è aumentata gli under 25 hanno cominciato ad abituarsi a leggere un giornale e ad avere un “bisogno” di informazione che non sia solo la raccolta, più o meno casuale, di notizie, notiziole e commenti da internet, ma segua una gerarchizzazione più strutturata. Questa considerazione, da sola, basterebbe a spiegare l’utilità sociale della “new press”, ossia la stampa gratuita di qualità. La quale, tra l’altro, raggiunge un pubblico vastissimo, assai più ampio della stragrande maggioranza dei quotidiani a pagamento. Molti se ne sono accorti. Molti hanno dovuto accorgersene per l’evidenza dei fatti. Qualche salotto ancora storce il naso, liquida il fenomeno come “serie B” dell’informazione e guarda con sospetto e conservatorismo all’innovazione dei giornali e dei processi produttivi per realizzarli. Nulla di nuovo, dal luddismo in poi. Salvo poi vedere che la stampa “tradizionale”, per sopravvivere e svecchiare si deve ispirare ai codici comunicativi della vituperata free press. Restano alcune domande: dov’è la serie A? E dov’è la serie B? E chi sta davvero dalla parte dei giovani e dei lettori?