gli articoli di Gianni Cipriani


 


Il mistero Orlandi e il buio sul nostro passato


Non mi sorprende affatto la grande attenzione mediatica che si è riaccesa intorno al “gial lo” della scomparsa di Emanuela Orlandi. Anzi, mi sarei sorpreso del contrario, perché dal punto di vista della comunicazione gli “ingredienti” ci sono tutti, a cominciare dal “mistero” che di per sé ha una forza attrattiva e seducente. A ciò si aggiunga il fatto che il caso Orlandi non è mai del tutto scomparso dalle cronache e quindi è una storia “fresca” nonostante siano trascorsi decenni. In ultimo, a rendere l’intrigo ancora più intrigante - e il gioco di parole è voluto - contribuisce la rinnovata moda complotto logico letteraria che investe il Vaticano e la Chiesa, presentati come luogo del “male” piuttosto che come espressione del “bene”. E la rappresentazione del contrario, con il suo effetto di disorientamento, è come un fuoco di artificio emozionale. Piace, attira, cattura l’attenzione. Tutto questo, però, spiega molto, ma non tutto. Perché se ancora ci interroghiamo su quei misteri, su quelle pagine buie, se ancora immaginiamo scenari più o meno credibili o più o meno deliranti, è perché quei buchi neri tali erano e tali rimangono. Il nostro paese non ha fatto i conti fino in fondo con la sua storia, né su quell’intreccio di poteri forti, occulti e internazionali che hanno a lungo condizionato la nostra democrazia. Non c’è stata la forza; non c’è stata la possibilità; non c’è stata la volontà. E oggi non conviene più. Il caso Orlandi ci appassiona come un semplice “giallo”. In realtà dovremmo averne paura. Per ciò che è stato ieri e per ciò che è ancora oggi.



Gianni Cipriani
Direttore Responsabile DNews
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