In
un bellissimo saggio di alcuni anni orsono, il professor
Sartori parlò della trasformazione dell’ “homo sapiens”
in “homo videns”. Là dove questo processo è stato
individuato nel fatto che il “visibile” è sempre più
prevalente sull’intelligibile e, di conseguenza, la
capacità di astrazione, di comprensione della
complessità viene progressivamente meno. Esiste quello
che si vede, il resto no. A dire il vero, il
ragionamento di Sartori riguardava soprattutto la
televisione e la diffusione del “sapere per immagini”,
considerato fonte di impoverimento culturale.
Io credo che la fenomenologia dell’ “homo videns” sia in
qualche modo indipendente dalla televisione e possa
essere interpretata facendo ricorso agli strumenti della
psicologia sociale, che poi sono quelli su cui si basano
la propaganda e la disinformazione: esiste solo ciò che
appare (indipendentemente da ciò che “è”) la complessità
va ridotta a slogan (come insegnava Goebbles) la paura è
la pre-condizione emotiva per far accettare situazioni e
comportamenti altrimenti inaccettabili. Quindi il “videns”
non è solo il telespettatore moderno, ma colui che
scruta l’evidente e nello stesso tempo ignora il reale.
Il susseguirsi delle “bolle” emotive e comunicative
degli ultimi tempi ne sono la prova evidente. So
perfettamente che oggi la “pancia” ha molto più appeal
della ragione. Ma credo anche - come disse (e illustrò)
Francisco Goya - che il sonno della ragione genera
mostri. Anche se impopolare, mi sembra doveroso
ricordarlo. Proprio di questi tempi. Anzi, soprattutto.
Gianni
Cipriani
Direttore Responsabile DNews
www.dnews.eu