IL
segretario della Cisl ha detto che il paese dovrebbe
“ribellarsi”. Lo ha detto sull’onda dell’emozione dopo
la notizia della morte dei sei operai siciliani uccisi
dalle esalazioni tossiche. Parole forti, certamente. Ma
purtroppo terribilmente generiche. Perché il problema è:
ribellarsi a chi? Ribellarsi al governo? O ribellarsi
contro gli imprenditori? O ribellarsi ai sindacati,
quando “vedono” solo il giorno dopo? O ribellarsi contro
questo sistema dove nessuno è mai colpevole fino in
fondo e dove la colpa è di tutti e quindi non è mai di
nessuno? Io non ho risposte, né ricette. Solo vedo -
come tutti - la strage continua. Vedo la commozione, cui
segue l’indignazione, cui segue inesorabilmente il
silenzio. I morti sul lavoro non sono stati, non sono e
- credo - non saranno mai percepiti come una vera
emergenza. Sono morti, pace all’anima loro. In fin dei
conti la percezione è che noi possiamo stare tranquilli,
perché quel genere di disgrazie si crede che tocchino
solo agli altri. Il nostro bisogno di sicurezza non è
messo in pericolo. Ed ecco che ci scorniamo sulle
intercettazioni, variamo “pacchetti”, discettiamo sulla
pericolosità delle prostitute, ma mai che l’ “emergenza”
morti sul lavoro diventi la priorità. Senza che si
mettano a punto leggi serie e, soprattutto, si pensino
agli strumenti per farle rispettare. Perché una legge
inapplicata è vento. E così si muore o si resta mutilati
ogni giorno. Non importa se siamo nel 2008; non importa
se siamo un paese civile. Io sono d’accordo:
ribelliamoci. Ma contro chi?
Gianni
Cipriani
Direttore Responsabile DNews
www.dnews.eu