gli articoli di Gianni Cipriani


 


La strage continua che non diventa mai emergenza


IL segretario della Cisl ha detto che il paese dovrebbe “ribellarsi”. Lo ha detto sull’onda dell’emozione dopo la notizia della morte dei sei operai siciliani uccisi dalle esalazioni tossiche. Parole forti, certamente. Ma purtroppo terribilmente generiche. Perché il problema è: ribellarsi a chi? Ribellarsi al governo? O ribellarsi contro gli imprenditori? O ribellarsi ai sindacati, quando “vedono” solo il giorno dopo? O ribellarsi contro questo sistema dove nessuno è mai colpevole fino in fondo e dove la colpa è di tutti e quindi non è mai di nessuno? Io non ho risposte, né ricette. Solo vedo - come tutti - la strage continua. Vedo la commozione, cui segue l’indignazione, cui segue inesorabilmente il silenzio. I morti sul lavoro non sono stati, non sono e - credo - non saranno mai percepiti come una vera emergenza. Sono morti, pace all’anima loro. In fin dei conti la percezione è che noi possiamo stare tranquilli, perché quel genere di disgrazie si crede che tocchino solo agli altri. Il nostro bisogno di sicurezza non è messo in pericolo. Ed ecco che ci scorniamo sulle intercettazioni, variamo “pacchetti”, discettiamo sulla pericolosità delle prostitute, ma mai che l’ “emergenza” morti sul lavoro diventi la priorità. Senza che si mettano a punto leggi serie e, soprattutto, si pensino agli strumenti per farle rispettare. Perché una legge inapplicata è vento. E così si muore o si resta mutilati ogni giorno. Non importa se siamo nel 2008; non importa se siamo un paese civile. Io sono d’accordo: ribelliamoci. Ma contro chi?




Gianni Cipriani
Direttore Responsabile DNews
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