gli articoli di Gianni Cipriani


 


Le intercettazioni tra due ipocrisie



Bisogna essere coerenti: non si può cavalcare il bisogno di sicurezza e poi spuntare le armi alla magistratura e alle forze di polizia con il divieto di intercettazioni. Uno strumento che si è rivelato efficace per bloccare terroristi come semplici criminali; mafiosi come corruttori e speculatori. Del resto, per come è stata formulata da Berlusconi, la proposta è non semplicemente inaccettabile, ma avrebbe effetti ben superiori al tanto contestato indulto, garantendo l’impunità a stormi di delinquenti. Cosa che non si augura nessuno, a cominciare proprio dagli elettori del Pdl. Senza contare, come ha osservato il leghista Castelli, che una norma che garantisse l’impunità della casta politica risulterebbe poco comprensibile agli italiani. Tuttavia trovo altrettanto sbagliate alcune forme di difesa tutta corporativa che si manifestano in settori della magistratura e del giornalismo. Perché si fa finta di ignorare che quello delle intercettazioni, per come si è manifestato negli ultimi anni, è stato uno spettacolo avvilente, una gogna pubblica e un tritacarne che nella stragrande maggioranza dei casi nulla ha avuto a che fare né con la giustizia, né con l’informazione. Insomma, il nodo non è la possibilità o il divieto di intercettazioni. Ma il loro responsabile utilizzo e, soprattutto, il divieto di farne usi extra-giudiziari, co me oggi accade a “norma di legge”. Perché il problema non è quello delle “fughe di notizie ”, ma quello che nei fascicoli processuali viene messo dentro di tutto. Senza alcun filtro. O si affronta questo problema o stiamo discutendo di fuffa.

Le grida delle caste
Io voglio che un corrotto o un mafioso vadano in galera. Non voglio sapere chi va a letto con chi per via giudiziaria. Né gettare in pasto all’opinione pubblica persone nemmeno indagate. Intercettazioni sì. Ma siano divulgate e utilizzate solo le parti indispensabili per dimostrare il reato. Zero sul resto. Si avrà questo coraggio? A giudicare dalle grida delle caste contrapposte sembra di no. Almeno fino a quando si guarderanno gli interessi propri e non quelli della collettività.



Gianni Cipriani
Direttore Responsabile DNews
www.dnews.eu