Bisogna essere coerenti: non si può cavalcare il
bisogno di sicurezza e poi spuntare le armi alla magistratura
e alle forze di polizia con il divieto di intercettazioni.
Uno strumento che si è rivelato efficace per bloccare
terroristi come semplici criminali; mafiosi come corruttori
e speculatori. Del resto, per come è stata formulata
da Berlusconi, la proposta è non semplicemente
inaccettabile, ma avrebbe effetti ben superiori al tanto
contestato indulto, garantendo l’impunità
a stormi di delinquenti. Cosa che non si augura nessuno,
a cominciare proprio dagli elettori del Pdl. Senza contare,
come ha osservato il leghista Castelli, che una norma
che garantisse l’impunità della casta politica
risulterebbe poco comprensibile agli italiani. Tuttavia
trovo altrettanto sbagliate alcune forme di difesa tutta
corporativa che si manifestano in settori della magistratura
e del giornalismo. Perché si fa finta di ignorare
che quello delle intercettazioni, per come si è
manifestato negli ultimi anni, è stato uno spettacolo
avvilente, una gogna pubblica e un tritacarne che nella
stragrande maggioranza dei casi nulla ha avuto a che fare
né con la giustizia, né con l’informazione.
Insomma, il nodo non è la possibilità o
il divieto di intercettazioni. Ma il loro responsabile
utilizzo e, soprattutto, il divieto di farne usi extra-giudiziari,
co me oggi accade a “norma di legge”. Perché
il problema non è quello delle “fughe di
notizie ”, ma quello che nei fascicoli processuali
viene messo dentro di tutto. Senza alcun filtro. O si
affronta questo problema o stiamo discutendo di fuffa.
Le grida delle caste
Io voglio che un corrotto o un mafioso vadano in galera.
Non voglio sapere chi va a letto con chi per via giudiziaria.
Né gettare in pasto all’opinione pubblica
persone nemmeno indagate. Intercettazioni sì. Ma
siano divulgate e utilizzate solo le parti indispensabili
per dimostrare il reato. Zero sul resto. Si avrà
questo coraggio? A giudicare dalle grida delle caste contrapposte
sembra di no. Almeno fino a quando si guarderanno gli
interessi propri e non quelli della collettività.
Gianni
Cipriani
Direttore Responsabile DNews
www.dnews.eu